La direttrice artistica Elena Pau racconta a UniCa Radio l’identità dell’ottava edizione del Teatro da Camera, tra luoghi non convenzionali, memoria storica, centralità dell’attore e nuovi dialoghi con il presente. Teatro da Camera torna protagonista a Cagliari con un cartellone che attraversa stagioni, luoghi e memorie. Nell’intervista rilasciata ai microfoni di UniCa Radio, Elena Pau, direttrice artistica della compagnia La Fabbrica Illuminata, ha raccontato il senso profondo dell’ottava edizione della rassegna, in programma dal 25 gennaio al 26 luglio.
Un percorso teatrale tra luoghi e stagioni Teatro da Camera si sviluppa come un itinerario culturale che abita spazi diversi della città. Palazzo Siotto, gli scavi archeologici di Sant’Eulalia e la dimora storica di Villa Asquer non sono semplici contenitori, ma diventano parte attiva della drammaturgia. Secondo la direttrice artistica, la scelta dei luoghi restituisce la cornice scenografica naturale degli spettacoli, creando un dialogo diretto tra testo, interprete e spazio.
L’identità intima del Teatro da Camera Nato nel 2019, Teatro da Camera mantiene una cifra precisa: dimensioni raccolte e rapporto ravvicinato con il pubblico. Gli allestimenti sono essenziali, privi di scenografie tradizionali. La centralità è affidata all’attore e alla parola. Molti testi sono contemporanei, spesso originali o adattati appositamente per i contesti che li ospitano. Una scelta che rafforza l’idea di un teatro vivo, pensato per l’ascolto e la prossimità.
La memoria come atto teatrale Uno dei fili conduttori più forti della rassegna è il segmento “La storia non si cancella”. Un progetto che, da otto anni, trova spazio nel periodo invernale e primaverile. L’edizione 2026 si è aperta in occasione del Giorno della Memoria con “Al di là del muro”, tratto dal diario di Aldo Carpi. Elena Pau sottolinea l’importanza di raccontare la tragedia storica attraverso uno sguardo umano, capace di restituire complessità, affetto e profondità emotiva.
Figure femminili e mito nel presente Tra le nuove produzioni, Teatro da Camera mette al centro figure femminili spesso marginalizzate o fraintese. Medea, riletta in chiave contemporanea, e la protagonista di “Seguitemi”, testo originale di Sonia Orfalian, diventano simboli di esilio, fragilità e resistenza. Per la direttrice artistica, il mito resta un archetipo universale, capace di parlare al presente senza bisogno di forzature.
Spettatori dentro la scena Negli spettacoli ospitati agli scavi di Sant’Eulalia, il pubblico non resta fermo. Si muove, segue l’attrice, attraversa gli spazi. Teatro da Camera diventa esperienza immersiva, una “bolla” in cui drammaturgia, luogo e spettatore convivono. Un modo diverso di vivere il teatro, che rafforza il senso di appartenenza e di partecipazione.
Un pubblico eterogeneo, tra curiosità e scoperta Nel corso degli anni, Teatro da Camera ha incontrato un pubblico prevalentemente adulto, ma non mancano segnali di apertura verso fasce più giovani. Gli spazi archeologici attirano passanti e curiosi, mentre la dimensione intima della saletta della Fabbrica Illuminata affascina anche chi è in città solo per pochi giorni. L’estate, con spettacoli che intrecciano parola e musica, amplia ulteriormente il dialogo con nuovi spettatori.
L’attore al centro di tutto Se dovesse riassumere otto anni di lavoro in una parola, Elena Pau non ha dubbi: attore. Teatro da Camera è, prima di tutto, l’arte dell’attore. È sul palco che si concentra lo studio, la fatica e la responsabilità di restituire senso al testo. E ciò che la direttrice artistica spera resti allo spettatore è una riflessione, qualcosa da portare con sé anche dopo il ritorno a casa.