Épisodes

  • Lorenzo Pirinu – Erasmus Incoming UniCA
    Feb 11 2026
    Dall’accoglienza degli studenti Erasmus ai progetti di integrazione culturale, Lorenzo Pirinu lavora per rendere l’Università di Cagliari un punto di riferimento per la mobilità internazionale in entrata

    Lorenzo Pirinu è una figura chiave per l’accoglienza degli studenti internazionali che scelgono Cagliari come destinazione Erasmus. Lorenzo Pirinu lavora presso l’ufficio ISMOKA dell’Università degli Studi di Cagliari e si occupa dell’Incoming Erasmus, ovvero della gestione e del supporto degli studenti stranieri in arrivo. Il suo ruolo contribuisce in modo diretto a costruire l’immagine di UniCA come ateneo aperto, inclusivo e internazionale.

    Accogliere studenti da tutto il mondo

    Gestire l’Incoming Erasmus significa occuparsi di molto più della semplice burocrazia. Lorenzo Pirinu segue gli studenti fin dal primo contatto, supportandoli nelle procedure di iscrizione, nei learning agreement e nell’orientamento iniziale. Questo lavoro è fondamentale per garantire un ingresso sereno nel sistema universitario italiano e per ridurre le difficoltà legate a lingua, regole accademiche e organizzazione della vita quotidiana.

    L’importanza dell’accoglienza nell’esperienza Erasmus

    L’accoglienza rappresenta uno degli aspetti più delicati della mobilità internazionale. Uno studente che si sente supportato sin dall’arrivo vive l’esperienza Erasmus in modo più positivo e produttivo. Attraverso il lavoro di Lorenzo Pirinu e dell’ufficio ISMOKA, UniCA offre un punto di riferimento stabile, capace di accompagnare gli studenti incoming non solo nei primi giorni, ma durante tutto il loro percorso accademico.

    Integrazione culturale e vita universitaria

    Oltre agli aspetti amministrativi, l’Incoming Erasmus si concentra sull’integrazione culturale. Favorire l’incontro tra studenti internazionali e comunità locale è essenziale per rendere l’esperienza completa. Attività di orientamento, momenti informativi e collaborazioni con altre realtà universitarie aiutano gli studenti a sentirsi parte della vita del campus e della città di Cagliari.

    Le sfide della mobilità in entrata

    Accogliere studenti da Paesi e sistemi universitari diversi comporta sfide continue. Differenze culturali, aspettative accademiche e difficoltà linguistiche sono elementi che richiedono attenzione costante. Il lavoro di Lorenzo Pirinu si inserisce proprio in questo contesto, cercando soluzioni pratiche e flessibili per rispondere alle esigenze di una popolazione studentesca sempre più internazionale.

    L’impatto sull’ateneo e sul territorio

    La presenza di studenti Erasmus incoming arricchisce l’università e il territorio. Le aule diventano spazi multiculturali, mentre la città beneficia di uno scambio continuo di idee e prospettive. Attraverso una gestione attenta dell’Incoming, UniCA rafforza il proprio ruolo nel panorama universitario europeo e rende Cagliari una destinazione attrattiva per la mobilità internazionale.

    Uno sguardo al futuro dell’Incoming Erasmus

    La mobilità in entrata è destinata a crescere e a trasformarsi. Digitalizzazione dei servizi, maggiore attenzione all’inclusione e nuove collaborazioni internazionali sono temi sempre più centrali. In questo scenario, il lavoro di Lorenzo Pirinu contribuisce a costruire un modello di accoglienza moderno, efficace e umano, capace di rispondere alle sfide future dell’internazionalizzazione universitaria.

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  • Andrea Congia e carnevale cagliaritano: un viaggio tra folklore, teatro e musica
    Feb 10 2026
    Andrea ci racconta i suoi progetti riguardanti il carnevale a Cagliari nel 2026, tra archivi storici e tradizione tradotti in musica Un progetto che nasce nel 2018

    Il progetto, ci dice Andrea, ha avuto origine nel 2018 con un documentario chiamato "Ceneri e tamburi", che raccontava il carnevale di Cagliari nel '900. Diversi i gruppi che all'epoca hanno provato a ridare vita a questa tradizione: Sa Ratantira Casteddaia, il gruppo della Marina, il gruppo di villaggio pescatori e altri collaboratori. Diverse le attività svolte in tale occasione, tra cui delle letture tratte dalla storia della letteratura sarda. Il documentario fu pubblicato a febbraio, proprio nel periodo carnevalesco, e parla di un processo di rinascita, argomento che verrà riproposto anche quest'anno.

    La riproiezione all'Asilo Marina

    Mercoledì 11 febbraio, presso l 'Asilo Marina, la cappella in via Baylle, Andrea e i suoi collaboratori daranno vita a una serata di racconto dove proietteranno svariati video storici del carnevale cagliaritano tratti dagli archivi di Sergio Orani, collezionista di foto e video della città di Cagliari. Inoltre verrà proiettato nuovamente il documentario "Ceneri, tamburi e fuochi", anche per rifocalizzare l'attenzione su chi sono i protagonisti che hanno ridato vita a questa tradizione cittadina.

    Canciofali: un capro espiatorio che rappresenta il male

    Con la collaborazione delle Lucido Sottile, Andrea sta lavorando a una bozza del "Processo a Canciofali", un equivalente di Re Giorgio che rappresenta tutti i mali. Uno spunto tra una risata e una riflessione più profonda all' interno dei temi più radicali del carnevale, ovvero l 'eliminazione del male e il rito per la propizazione del bene.

    Lavoro ibrido: sia scelta che necessità

    Andrea ci dice che la loro è una scelta artistica in quanto tutta la loro vocazione narrativa, culturale, artistica è sempre multidisciplinare. Una necessità perché in un progetto che guarda al passato ma con un occhio verso il futuro la creatività è fondamentale, così come la musica e il coinvolgimento mentale, emotivo e sensoriale.

    Che tipo di esperienza ci si può aspettare dall'11 febbraio

    Arte, divulgazione, partecipazione, un momento di raccoglimento comunitario, di scambio e di riflessione. Un'esperienza multisensoriale e conoscitiva che faremmo bene a non perderci!

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    10 min
  • L’arte del segno in trasformazione, con Alberto Marci
    Feb 9 2026
    Ospite di Unica Radio, Alberto Marci racconta una ricerca artistica fatta di stampa, segni e variazioni, dove il processo creativo diventa racconto aperto e l’errore una risorsa espressiva

    Alberto Marci è stato ospite di Unica Radio per raccontare una ricerca artistica che si muove costantemente nel divenire. Il suo lavoro non cerca un punto di arrivo definitivo, ma esplora il processo come spazio di trasformazione continua. Alberto Marci indaga il segno, la stampa e la narrazione visiva come strumenti aperti, capaci di cambiare forma nel tempo e nel dialogo con chi guarda.

    Alberto Marci e il valore del processo

    Al centro della pratica di Alberto Marci c’è la tecnica della stampa, intesa non come riproduzione ma come generazione di possibilità. Le immagini vengono pensate come matrici, simili a timbri, che permettono variazioni continue. Questo approccio avvicina il suo lavoro alla composizione musicale, dove il tema si modula e si rimodula attraverso pause, sovrapposizioni e cambi di tono. Il risultato non è mai un’opera chiusa, ma un organismo in evoluzione.

    La formazione e la scoperta della stampa

    La formazione di Alberto Marci parte da un percorso artistico classico, con una forte base pittorica. Proprio la pittura, però, gli imponeva ritmi troppo rapidi e una tensione costante verso il compimento. L’incontro con la grafica d’arte e le esperienze maturate all’Accademia di Belle Arti di Firenze e in ambito laboratoriale hanno introdotto una scansione diversa del tempo. La stampa impone fasi, attese e riflessioni, trasformando il gesto artistico in un processo più consapevole, simile a una pratica artigianale.

    Segni, simboli e narrazione personale

    Nel lavoro di Alberto Marci compaiono segni ricorrenti, utilizzati da anni e arricchiti nel tempo da nuove scoperte. Questi elementi hanno un valore simbolico preciso, che consente all’artista di mantenere una coerenza narrativa. Il racconto resta in parte privato, ma si apre allo sguardo del pubblico, che è libero di interpretare e appropriarsi delle immagini secondo la propria sensibilità.

    Incontri e influenze decisive

    Un passaggio fondamentale nella crescita di Alberto Marci è stato l’incontro con Oscar Manesi, artista ed editore argentino. Questo confronto ha rappresentato il primo vero contatto con il mondo dell’arte adulta e con una visione libera dell’editoria artistica. Da qui nasce la consapevolezza che l’espressione visiva può essere uno spazio di autonomia totale, svincolato da modelli rigidi e aspettative esterne.

    Collaborazioni e perdita di autorialità

    Negli ultimi anni, Alberto Marci ha sviluppato numerosi progetti collettivi, come PA223, insieme ad altri artisti. La collaborazione viene vissuta come una perdita necessaria di autorialità, capace di generare nuovi mondi espressivi. Il confronto a più mani diventa un arricchimento reciproco, un ping-pong creativo che apre prospettive inattese e mette in discussione pratiche consolidate.

    Errore e imprevisto come risorsa

    Un ruolo centrale nella pratica di Alberto Marci è occupato dall’errore. L’imprevisto, soprattutto in tecniche rigorose come la stampa, diventa un segnale di cambiamento. Accettare ciò che non funziona e incorporarlo nel lavoro permette di superare la stagnazione e trasformare il problema in opportunità visiva. Una sfida che l’artista accoglie con curiosità e piacere.

    Un’arte che suggerisce domande

    Le opere di Alberto Marci non offrono risposte definitive. Preferiscono suggerire, evocare e stimolare interrogativi. L’artista rifiuta l’idea di verità assolute, affidando alle immagini il compito di attivare il vissuto di chi osserva. Le interviste complete e altri contenuti culturali sono disponibili su https://www.unicaradio.it e sulle principali piattaforme audio come https://open.spotify.com e https://music.amazon.it.

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    12 min
  • Marco Lutzu: nuove frontiere per l’etnomusicologia audiovisiva
    Feb 8 2026
    Marco Lutzu, professore associato di etnomusicologia all'Università di Cagliari, racconta ai nostri microfoni il convegno "New Perspectives in Audiovisual Ethnomusicology: Between Archives and New Technologies"

    Marco Lutzu è il protagonista di questa intervista dedicata a una disciplina che oggi vive una fase di profonda trasformazione. Docente di etnomusicologia all’Università di Cagliari, Lutzu è anche l’organizzatore del convegno internazionale New Perspectives in Audiovisual Ethnomusicology: Between Archives and New Technologies, ospitato in Sardegna e raccontato ai microfoni di Unica Radio. Fin dall’introduzione emerge una visione chiara: l’etnomusicologia audiovisiva non è un semplice sottogenere del documentario musicale, ma un campo di ricerca ampio, trasversale e in continua evoluzione.

    Marco Lutzu e una definizione più ampia di etnomusicologia audiovisiva

    Per il professor Lutzu, ridurre l’etnomusicologia audiovisiva alla sola produzione di documentari è un errore diffuso. Gli strumenti audiovisivi, spiega, possono accompagnare tutte le fasi della ricerca: dalla raccolta dei dati sul campo all’analisi dei materiali, fino alla restituzione dei risultati. Questo approccio riflette la natura stessa dell’etnomusicologia, che studia musiche vive, legate alla tradizione orale e ai contesti sociali, lontane dalla dimensione puramente scritta delle partiture. Non è un caso che la registrazione sonora e visiva sia diventata centrale già nel Novecento, assumendo oggi un ruolo ancora più decisivo grazie al digitale.

    Archivi, restituzione e rapporto con i musicisti

    Uno dei temi chiave del convegno riguarda il rapporto tra archivi storici e nuove tecnologie. L’audiovisivo non serve solo a conservare, ma anche a restituire. Un musicista tradizionale può non leggere un articolo accademico, ma riconoscersi in un video, condividerlo e riportarlo nella propria comunità. In questo senso, l’etnomusicologia audiovisiva diventa uno strumento di dialogo e non solo di studio. Un approccio che trova spazio anche nelle pratiche di archiviazione digitale, oggi sempre più accessibili e condivisibili, come dimostrano i progetti sviluppati in ambito universitario e culturale.

    La Sardegna come laboratorio internazionale

    All’interno del convegno, la Sardegna occupa una posizione centrale. Lutzu la definisce un vero laboratorio per l’etnomusicologia audiovisiva, grazie a tradizioni come il canto a tenore e le launeddas. Accanto a relatori provenienti da Stati Uniti, Brasile e Cina, una tavola rotonda ha acceso i riflettori sulla produzione audiovisiva isolana. È emersa una forte tradizione documentaristica, spesso legata alla musica, che conferma il ruolo dell’isola come spazio fertile di sperimentazione e ricerca. Un patrimonio che dialoga con il presente e guarda al futuro.

    Tecnologie digitali e formazione delle nuove generazioni

    All'interno di queste nuove prospettive, trovano spazio anche le tecnologie applicate alla ricerca. Registratori digitali affidabili, telecamere ad alta risoluzione, laboratori universitari attrezzati. Ma anche strumenti più avanzati, come la laringoscopia per lo studio delle corde vocali nel canto a tenore o il motion capture per analizzare i movimenti dei musicisti. Queste pratiche si riflettono nella didattica, soprattutto nel corso di laurea magistrale in Produzione multimediale dell’Università di Cagliari, dove Lutzu insegna. Qui gli studenti imparano a girare, montare e pensare l’audiovisivo come parte integrante della ricerca etnomusicologica, aprendo nuove prospettive tra archivi, scienza e sperimentazione artistica.

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    6 min
  • Intervista Cooperativa Sottofondo: una realtà nascosta ma fondamentale
    Feb 7 2026
    L'associazione che si è formata a Torino ma ha radici a Cagliari ci racconta di sé

    Chiara De Giorgio, Valeria Tutino e Laura Cocco: sono loro le tre super donne che hanno fondato la cooperativa Sottofondo. Ma perché si chiama così? Di cosa si occupa esattamente? E perché è importante? Potrete direttamente ascoltare tutto ciò nel portale unicaradio.it, su Spotify o su Amazon Music.

    Perché il nome Sottofondo

    Le due fondatrici ci spiegano che questo nome è stato scelto perché il loro lavoro "non si vede", nonostante l'enorme utilità che ricopre nei confronti della comunità.

    Che cosa significa rendere un prodotto audiovisivo e perché è utile a tutti

    Chiara e Laura ci dicono che rendere un prodotto audiovisivo accessibile significa eliminare tutte le barriere sensoriali che impediscono a una parte del pubblico di comprenderlo pienamente e ci si riferisce principalmente alla creazione di sottotitoli e audiodescrizioni. Per audiodescrizioni si intendono delle traduzioni di immagini in cui non sono presenti dei dialoghi, dall'inizio del film o del video, cercando di non coprire tutti i rumori che fanno parte della scena e vengono inoltre introdotti i nomi dei personaggi. Questi servizi si rivolgono principalmente a persone cieche, sorde o ipovedenti ma rappresentano una comodità per tutti, ad esempio quando si guarda un film in un ambiente rumoroso.

    Come si struttura il lavoro

    Chiara e Laura ci raccontano che avviene in tre fasi: prima il prodotto viene visionato da parte dell'audiodescrittore e la stesura del copione, poi c'è la lettura del testo da parte di uno speaker professionista o in altri casi tramite una voce sintetica e infine c'è il messaggio finale.

    Cosa dice la legge

    Dall'anno scorso è entrato in vigore l'Accessibility act a livello europeo che rende ogni servizi obbligatori. Questa direttiva ha come obiettivo l'accessibilità universale e la definizione degli standard di accessibilità.

    Seminari per sensibilizzare

    La cooperativa sottofondo si occupa anche di seminari informativi, live e da remoto, perché ritiene che la formazione sia importante per rendere la cultura più inclusiva e accessibile a tutti.

    Come richiedere un servizio

    È possibile richiedere un servizio direttamente dal sito online della cooperativa, su Linkedin o su Instagram.

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    6 min
  • Teatro da Camera: Elena Pau racconta l’ottava edizione
    Feb 6 2026
    La direttrice artistica Elena Pau racconta a UniCa Radio l’identità dell’ottava edizione del Teatro da Camera, tra luoghi non convenzionali, memoria storica, centralità dell’attore e nuovi dialoghi con il presente.

    Teatro da Camera torna protagonista a Cagliari con un cartellone che attraversa stagioni, luoghi e memorie. Nell’intervista rilasciata ai microfoni di UniCa Radio, Elena Pau, direttrice artistica della compagnia La Fabbrica Illuminata, ha raccontato il senso profondo dell’ottava edizione della rassegna, in programma dal 25 gennaio al 26 luglio.

    Un percorso teatrale tra luoghi e stagioni

    Teatro da Camera si sviluppa come un itinerario culturale che abita spazi diversi della città. Palazzo Siotto, gli scavi archeologici di Sant’Eulalia e la dimora storica di Villa Asquer non sono semplici contenitori, ma diventano parte attiva della drammaturgia. Secondo la direttrice artistica, la scelta dei luoghi restituisce la cornice scenografica naturale degli spettacoli, creando un dialogo diretto tra testo, interprete e spazio.

    L’identità intima del Teatro da Camera

    Nato nel 2019, Teatro da Camera mantiene una cifra precisa: dimensioni raccolte e rapporto ravvicinato con il pubblico. Gli allestimenti sono essenziali, privi di scenografie tradizionali. La centralità è affidata all’attore e alla parola. Molti testi sono contemporanei, spesso originali o adattati appositamente per i contesti che li ospitano. Una scelta che rafforza l’idea di un teatro vivo, pensato per l’ascolto e la prossimità.

    La memoria come atto teatrale

    Uno dei fili conduttori più forti della rassegna è il segmento “La storia non si cancella”. Un progetto che, da otto anni, trova spazio nel periodo invernale e primaverile. L’edizione 2026 si è aperta in occasione del Giorno della Memoria con “Al di là del muro”, tratto dal diario di Aldo Carpi. Elena Pau sottolinea l’importanza di raccontare la tragedia storica attraverso uno sguardo umano, capace di restituire complessità, affetto e profondità emotiva.

    Figure femminili e mito nel presente

    Tra le nuove produzioni, Teatro da Camera mette al centro figure femminili spesso marginalizzate o fraintese. Medea, riletta in chiave contemporanea, e la protagonista di “Seguitemi”, testo originale di Sonia Orfalian, diventano simboli di esilio, fragilità e resistenza. Per la direttrice artistica, il mito resta un archetipo universale, capace di parlare al presente senza bisogno di forzature.

    Spettatori dentro la scena

    Negli spettacoli ospitati agli scavi di Sant’Eulalia, il pubblico non resta fermo. Si muove, segue l’attrice, attraversa gli spazi. Teatro da Camera diventa esperienza immersiva, una “bolla” in cui drammaturgia, luogo e spettatore convivono. Un modo diverso di vivere il teatro, che rafforza il senso di appartenenza e di partecipazione.

    Un pubblico eterogeneo, tra curiosità e scoperta

    Nel corso degli anni, Teatro da Camera ha incontrato un pubblico prevalentemente adulto, ma non mancano segnali di apertura verso fasce più giovani. Gli spazi archeologici attirano passanti e curiosi, mentre la dimensione intima della saletta della Fabbrica Illuminata affascina anche chi è in città solo per pochi giorni. L’estate, con spettacoli che intrecciano parola e musica, amplia ulteriormente il dialogo con nuovi spettatori.

    L’attore al centro di tutto

    Se dovesse riassumere otto anni di lavoro in una parola, Elena Pau non ha dubbi: attore. Teatro da Camera è, prima di tutto, l’arte dell’attore. È sul palco che si concentra lo studio, la fatica e la responsabilità di restituire senso al testo. E ciò che la direttrice artistica spera resti allo spettatore è una riflessione, qualcosa da portare con sé anche dopo il ritorno a casa.

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    16 min
  • Matteo Mameli e Mmemo: comunicare bene per esistere online
    Feb 5 2026
    Dal graphic design ai social media, Matteo Mameli racconta come nasce Mmemo e perché strategia, chiarezza e autenticità sono oggi decisive per professionisti e piccole imprese. Matteo Mameli e la nascita di Mmemo

    Matteo Mameli è content manager, graphic designer e fondatore di Mmemo, progetto di comunicazione e marketing che affianca professionisti e piccole imprese nella gestione dei social. Ai microfoni di Unica Radio, Matteo Mameli racconta come l’idea di creare qualcosa di proprio fosse presente fin dagli anni del liceo, quando studiava graphic design e immaginava un futuro imprenditoriale. Laureato nel 2021 alla NABA - Nuova Accademia di Belle Arti di Milano in Graphic Design & Art Direction, con una specializzazione in Visual Design, la grafica si è intrecciata allo studio della comunicazione digitale, fino a trasformarsi in un progetto più ampio: un’attività capace di unire strategia, contenuti e identità.

    Fare esperienza dietro le quinte

    Prima di Mmemo, Matteo Mameli ha lavorato a lungo “dietro le quinte” come graphic designer e content manager. Una fase che lui stesso definisce fondamentale per “farsi le ossa”. È stato il periodo dei tentativi, degli errori e delle sperimentazioni. Proprio da questa esperienza nasce una consapevolezza centrale nel suo lavoro: senza strategia, la comunicazione non arriva. Studiare il pubblico, capire cosa funziona e cosa no, diventa il primo passo per costruire messaggi efficaci e coerenti.

    Capire chi si ha davanti

    Quando inizia una collaborazione, Matteo Mameli parte sempre dalla conoscenza profonda del cliente. Capire chi è, cosa vuole comunicare e quali obiettivi ha è essenziale. Molti professionisti sanno già cosa vogliono dire, ma hanno bisogno di affinare il messaggio. Altri, invece, non hanno ancora una direzione chiara. In entrambi i casi, il lavoro di Mmemo diventa quello di affiancare, analizzare e valorizzare le caratteristiche uniche di ogni persona. Per Mameli, la comunicazione funziona solo se riesce a raccontare davvero chi c’è dietro un’attività.

    Gli errori più comuni sui social

    Secondo Matteo Mameli, uno degli errori più frequenti sui social è la mancanza di chiarezza. Entrare in una pagina e non capire chi comunica e perché rappresenta un limite enorme. L’altro grande problema è una comunicazione troppo costruita, che appare artificiale e poco credibile. Quando il messaggio sembra falso, l’utente se ne accorge immediatamente. A fare la differenza, invece, sono due elementi chiave: chiarezza e autenticità.

    Autenticità contro trend

    Seguire le mode del momento senza che rispecchino davvero la persona è uno degli scogli principali. Matteo Mameli spiega che costruire una comunicazione efficace significa conoscersi a fondo: individuare punti di forza, limiti, pubblico di riferimento e anche chi non si vuole raggiungere. Solo così è possibile creare una presenza online coerente e riconoscibile, senza rincorrere trend vuoti.

    Radio e social: due linguaggi, una base comune

    Radio e social media richiedono approcci diversi, ma condividono lo stesso obiettivo: conquistare l’attenzione. La radio lavora con la voce e con il tempo, mentre i social puntano sull’impatto immediato e visivo. In entrambi i casi, però, ciò che conta è la percezione di verità. Per Matteo Mameli, l’autenticità resta l’elemento che permette a un messaggio di arrivare davvero.

    Comunicare è inevitabile

    Matteo Mameli sottolinea un concetto chiave: anche chi non comunica sta comunque comunicando. Essere assenti o presenti in modo confuso manda un messaggio preciso. Nel 2026, non sapersi raccontare online rappresenta un limite concreto per qualsiasi attività che voglia restare sul mercato.

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    11 min
  • Luca Lobina racconta il cuore della Sardegna al cinema
    Feb 4 2026
    Il regista e attore sardo presenta il videoclip e il film tra musica, memoria, infanzia e legami familiari, portando sullo schermo emozioni autentiche e un racconto collettivo della Sardegna contemporanea

    Luca Lobina torna a raccontare la Sardegna attraverso immagini, musica e memoria. Ai microfoni di Unica Radio, il regista e attore ha presentato il videoclip legato al suo nuovo film, in uscita nelle sale dal 21 marzo, offrendo uno sguardo intimo su un progetto che unisce cinema e identità culturale. L’idea nasce dal desiderio di creare un evento capace di accompagnare il pubblico verso il film, usando la forza evocativa della musica e delle immagini come primo invito al viaggio.

    Un videoclip come porta d’ingresso al film

    Il videoclip non è un semplice contenuto promozionale. È pensato come una sorta di trailer emotivo, costruito attorno alla canzone “Mama a Doloriada”, interpretata da Gracelyntas, che accompagna l’intero film come colonna sonora. Per Luca Lobina la musica ha un peso decisivo: rappresenta metà dell’esperienza narrativa, al pari delle immagini. Da qui la scelta di valorizzarla con una distribuzione autonoma e con un evento cinematografico che ne esaltasse il suono e l’impatto visivo.

    Luca Lobina e il viaggio nel cuore dell’isola

    Al centro del racconto c’è un gruppo di bambini che, invece delle classiche vacanze al mare, si spinge nell’entroterra sardo. Qui riscopre legami familiari, usanze antiche e un modo di stare insieme che nelle grandi città sembra essersi perso. Il film, e di riflesso il videoclip, parla di pranzi condivisi, giochi all’aperto, tempo lento. È una contrapposizione netta alla quotidianità frenetica moderna, fatta di impegni continui e schermi sempre accesi.

    Un cast tra esperienza e spontaneità

    Il progetto coinvolge attori adulti e giovanissimi, professionisti e non. Questa scelta rafforza il senso di autenticità. Sul set si è creato un clima familiare, quasi domestico, che ha aiutato i più giovani a vivere l’esperienza come un’avventura reale. Le riprese, effettuate anche nelle grotte di Cagliari, hanno contribuito a rendere il percorso narrativo concreto e fisico, radicato nei luoghi. Luca Lobina sottolinea come il divertimento condiviso sul set abbia influito positivamente sul risultato finale.

    Emozioni, pubblico e memoria collettiva

    La prima proiezione pubblica del videoclip ha segnato un momento chiave. Le sale piene e l’entusiasmo del pubblico hanno restituito il senso di un lavoro corale, fatto di riprese, montaggio, suono e interpretazione. "Un sentito ringraziamento a Francesco Orrù (DOP) per il prezioso lavoro visivo. Grazie a Maria Lobina, Emanuela Fanni, Ludovica Cadeddu e Scattu Damiano per le interpretazioni che hanno dato anima e profondità al racconto. Un ringraziamento speciale ai giovanissimi protagonisti Jacopo Meloni, Diego Lobina, Diego Loi, Alyssa Usai, Andrea Frau, Virginia Piras e Alessio Pinna, che con entusiasmo e spontaneità hanno reso autentica questa avventura. Grazie a tutta la crew per la professionalità e la dedizione: Andrea Porcheddu (aiuto regia), Valeria Tornù (casting director), Benedetta Pisano (costumi e assistente di produzione), Rebecca Scintu (photo backstage), Alessandra Di Berardino ed Emanuela Porceddu (segreteria)" ,per Luca Lobina, l’emozione più forte è arrivata proprio dalla risposta delle persone. Il film e il videoclip si rivolgono a bambini, ragazzi e famiglie, mescolando avventura e tensione leggera, senza rinunciare alla dolcezza del ricordo.

    Un film che parla a oggi guardando al passato

    L’obiettivo finale è semplice e ambizioso: raggiungere più spettatori possibile e regalare momenti di “coccole emotive”. Il racconto richiama un passato fatto di giochi estivi, relazioni vere e tempo condiviso. Un passato che può ancora insegnare qualcosa al presente. Per approfondire il progetto e riascoltare l’intervista completa è possibile visitare unicaradio.it o trovare i contenuti audio sulle piattaforme come spotify e amazon music.

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