Couverture de Marco Lutzu: nuove frontiere per l’etnomusicologia audiovisiva

Marco Lutzu: nuove frontiere per l’etnomusicologia audiovisiva

Marco Lutzu: nuove frontiere per l’etnomusicologia audiovisiva

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Marco Lutzu, professore associato di etnomusicologia all'Università di Cagliari, racconta ai nostri microfoni il convegno "New Perspectives in Audiovisual Ethnomusicology: Between Archives and New Technologies"

Marco Lutzu è il protagonista di questa intervista dedicata a una disciplina che oggi vive una fase di profonda trasformazione. Docente di etnomusicologia all’Università di Cagliari, Lutzu è anche l’organizzatore del convegno internazionale New Perspectives in Audiovisual Ethnomusicology: Between Archives and New Technologies, ospitato in Sardegna e raccontato ai microfoni di Unica Radio. Fin dall’introduzione emerge una visione chiara: l’etnomusicologia audiovisiva non è un semplice sottogenere del documentario musicale, ma un campo di ricerca ampio, trasversale e in continua evoluzione.

Marco Lutzu e una definizione più ampia di etnomusicologia audiovisiva

Per il professor Lutzu, ridurre l’etnomusicologia audiovisiva alla sola produzione di documentari è un errore diffuso. Gli strumenti audiovisivi, spiega, possono accompagnare tutte le fasi della ricerca: dalla raccolta dei dati sul campo all’analisi dei materiali, fino alla restituzione dei risultati. Questo approccio riflette la natura stessa dell’etnomusicologia, che studia musiche vive, legate alla tradizione orale e ai contesti sociali, lontane dalla dimensione puramente scritta delle partiture. Non è un caso che la registrazione sonora e visiva sia diventata centrale già nel Novecento, assumendo oggi un ruolo ancora più decisivo grazie al digitale.

Archivi, restituzione e rapporto con i musicisti

Uno dei temi chiave del convegno riguarda il rapporto tra archivi storici e nuove tecnologie. L’audiovisivo non serve solo a conservare, ma anche a restituire. Un musicista tradizionale può non leggere un articolo accademico, ma riconoscersi in un video, condividerlo e riportarlo nella propria comunità. In questo senso, l’etnomusicologia audiovisiva diventa uno strumento di dialogo e non solo di studio. Un approccio che trova spazio anche nelle pratiche di archiviazione digitale, oggi sempre più accessibili e condivisibili, come dimostrano i progetti sviluppati in ambito universitario e culturale.

La Sardegna come laboratorio internazionale

All’interno del convegno, la Sardegna occupa una posizione centrale. Lutzu la definisce un vero laboratorio per l’etnomusicologia audiovisiva, grazie a tradizioni come il canto a tenore e le launeddas. Accanto a relatori provenienti da Stati Uniti, Brasile e Cina, una tavola rotonda ha acceso i riflettori sulla produzione audiovisiva isolana. È emersa una forte tradizione documentaristica, spesso legata alla musica, che conferma il ruolo dell’isola come spazio fertile di sperimentazione e ricerca. Un patrimonio che dialoga con il presente e guarda al futuro.

Tecnologie digitali e formazione delle nuove generazioni

All'interno di queste nuove prospettive, trovano spazio anche le tecnologie applicate alla ricerca. Registratori digitali affidabili, telecamere ad alta risoluzione, laboratori universitari attrezzati. Ma anche strumenti più avanzati, come la laringoscopia per lo studio delle corde vocali nel canto a tenore o il motion capture per analizzare i movimenti dei musicisti. Queste pratiche si riflettono nella didattica, soprattutto nel corso di laurea magistrale in Produzione multimediale dell’Università di Cagliari, dove Lutzu insegna. Qui gli studenti imparano a girare, montare e pensare l’audiovisivo come parte integrante della ricerca etnomusicologica, aprendo nuove prospettive tra archivi, scienza e sperimentazione artistica.

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