Attrezziamoci è un’esortazione a stare nel mondo comprendendolo, ricercando quegli strumenti cognitivi ed emotivi che facilitano l’interpretazione di quanto accade, o può accadere, a noi stessi e alle persone a noi vicine, siano essi figli, genitori, amici. Siamo tutti accomunati dal dover navigare in un mondo sempre più complesso, sempre più veloce, che presenta una gamma di rischi inedita: siamo accomunati, giovani e adulti, dalla necessità di convivere con l’incertezza, con un’ansia generalizzata che può trasformarsi, in alcuni momenti, in veri stati d’angoscia. Viviamo nel mondo che un grande intellettuale europeo, Ulrich Beck, ha definito la società del rischio; una società caratterizzata dalla presenza di una gamma di rischi inediti, che ogni momento rischiano di diventare reali. Rispondiamo a questo stato di incertezza affidandoci alla prevenzione, cerchiamo di controllare i rischi attraverso attività in grado di anticipare il non desiderato, sia essa una malattia, un incidente, o comportamenti che riteniamo inadeguati. Come scrive Tamar Pitch “la prevenzione tenta di controllare il futuro, di determinarlo, di renderlo (più) sicuro.” Ma la prevenzione non può essere un’attività caratterizzata da prescrizioni: per essere efficace socialmente, le attività, i programmi preventivi non devono somministrare indicazioni banali e impositive, debbono al contrario facilitare la riflessività in coloro a cui si rivolgono. Prevenzione non è semplicemente comunicazione dissuasiva, bensì deve dipanarsi in una gamma vasta di approcci e di metodologie, in grado di favorire la consapevolezza dei rischi e la scelta di comportamenti di salute. Prevenire il consumo inconsapevole di droghe, limitarne i rischi e ridurne i danni, oggi assai più di ieri richiede consapevolezza e competenze diffuse, al pari grado tra le generazioni più giovani e gli adulti.
Claudio Cippitelli, supervisore metodologico del progetto Attrezziamoci
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