Épisodes

  • 3 Giorni dall'invasione (21.02.2022)
    Feb 21 2026

    Discorso cruciale di Vladimir Putin del 21 febbraio 2022, tre giorni prima l’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Analizziamo come Putin mette in dubbio l’esistenza stessa dell’Ucraina come Stato indipendente, ripetendo gli argomenti del suo saggio dell’anno precedente. Esaminiamo il riconoscimento delle repubbliche di Donetsk e Luhansk come Stati indipendenti e il decreto per l’invio di truppe militari. Discutiamo dell’escalation delle violazioni registrate dall’OCSE, dei 150-190.000 soldati schierati intorno all’Ucraina e di come il 21 febbraio rappresenti il momento in cui la guerra viene legalizzata nel linguaggio prima di scoppiare nei cieli ucraini.

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  • 4 Giorni dall'invasione (20.02.2022)
    Feb 21 2026

    Nel luglio 2021, pochi mesi prima dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, Vladimir Putin pubblicò un lungo saggio intitolato “Sull’unità storica tra russi e ucraini”. Non era un semplice articolo accademico: era un vero manifesto politico.

    In questo documento, Putin sostiene apertamente che russi e ucraini sarebbero “un solo popolo”, che l’Ucraina moderna sarebbe un prodotto artificiale della storia sovietica e che la sua piena sovranità sarebbe possibile solo in stretta alleanza con la Russia. Secondo questa visione, l’indipendenza ucraina non è un fatto storico legittimo, ma un errore geopolitico da correggere.

    Il testo è fondamentale perché rappresenta una fonte primaria diretta: non interpretazioni di analisti, non speculazioni geopolitiche, ma le parole stesse del leader russo prima della guerra. Leggendolo oggi, molti passaggi suonano come una giustificazione ideologica anticipata dell’invasione del 2022.

    Il saggio costruisce una narrazione storica in cui la Rus’ di Kyiv viene presentata come origine esclusiva dello Stato russo, minimizzando lo sviluppo separato dell’identità ucraina nei secoli successivi e ignorando il lungo percorso politico, culturale e linguistico che ha portato alla formazione della nazione ucraina moderna.

    Capire questo documento significa capire che la guerra non nasce solo da questioni militari o dall’allargamento della NATO, ma anche da una visione storica e imperiale della Russia e del suo ruolo nello spazio post-sovietico.

    Se vogliamo comprendere davvero le cause del conflitto, dobbiamo partire dalle fonti dirette. E Putin, in quel saggio, aveva già scritto gran parte della storia che sarebbe arrivata pochi mesi dopo.

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  • 5 Giorni dall'invasione (19.02.2022)
    Feb 19 2026

    19 febbraio 2022. Mancano cinque giorni all’invasione su larga scala dell’Ucraina.

    Nel Donbas la tensione non diminuisce, anzi. Dopo l’impennata del giorno precedente, il clima resta quello di una crisi fuori controllo: nelle 24 ore fino alla sera del 18 febbraio l’OSCE aveva registrato 1.566 violazioni del cessate il fuoco tra Donetsk e Luhansk, uno dei picchi più alti degli ultimi anni. Il 19 febbraio, mentre i report vengono pubblicati e analizzati, nei territori controllati dai separatisti filorussi si parla apertamente di mobilitazione generale e si continuano a organizzare evacuazioni verso la Russia di donne e bambini, presentate come misure di emergenza contro un presunto attacco ucraino che Kyiv nega.

    Intanto, le immagini satellitari diffuse in quei giorni mostrano un aumento costante di truppe, mezzi corazzati e unità logistiche russe attorno all’Ucraina. Le stime occidentali parlano già di 150.000–190.000 militari schierati tra Russia, Crimea occupata e Bielorussia, con ospedali da campo, rifornimenti e assetti pronti al combattimento.

    Sul piano diplomatico, i leader del G7 e diversi governi europei invitano Mosca alla de-escalation e alla diplomazia. Il Cremlino risponde accusando l’Occidente di “isteria” e “paranoia”, negando di avere intenzioni aggressive e sostenendo che si tratti di normali esercitazioni.

    Proprio il 19 febbraio, Vladimir Putin e Alexander Lukashenko assistono alle esercitazioni delle forze nucleari strategiche russe, con il lancio di missili balistici e ipersonici. Un segnale politico e militare fortissimo, mentre al confine ucraino la crisi continua a intensificarsi.

    Un giorno in cui le parole parlano di difesa e routine, ma i fatti – sul fronte e nei cieli – raccontano che la preparazione alla guerra è ormai completa.

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  • 6 Giorni dall'invasione (18.02.2022)
    Feb 18 2026

    18 febbraio 2022. Mancano sei giorni all’invasione russa su larga scala dell’Ucraina.

    Nel video partiamo da una domanda semplice: perché proprio il 18 febbraio diventa una data chiave? Perché è il giorno in cui compaiono due elementi insieme: una “storia” pronta per i media e un’impennata improvvisa del fuoco sul fronte, registrata da un osservatore internazionale.

    Prima parte: il contesto. Spieghiamo in modo chiaro cosa sono le autoproclamate “Repubbliche Popolari” di Donetsk e Luhansk: entità separatiste nate nel 2014 nei territori occupati, sostenute da Mosca e centrali nella strategia russa nel Donbas. Da anni lì esiste una linea di contatto con scontri intermittenti e un cessate il fuoco fragile.

    Seconda parte: l’annuncio. Il 18 febbraio i leader separatisti annunciano un’evacuazione di massa verso la Russia. Il messaggio è preciso: “i civili sono in pericolo perché l’Ucraina starebbe per attaccare”. Nel video descriviamo cosa significa questa scelta comunicativa: non è un semplice avviso logistico, è una dichiarazione pubblica che costruisce una cornice narrativa: “noi stiamo salvando persone”, “l’altro è l’aggressore”, “dobbiamo intervenire”.

    Terza parte: i numeri OSCE. Qui il video diventa molto concreto. Mostriamo che in quei giorni l’OSCE (Special Monitoring Mission) registra un aumento netto e rapidissimo delle violazioni del cessate il fuoco. Inseriamo i dati in sequenza per far vedere la salita:

    • 15 febbraio 2022: Donetsk 24 violazioni (5 esplosioni), Luhansk 129 (71 esplosioni)
    • 17 febbraio 2022: Donetsk 222 (135 esplosioni), Luhansk 648 (519 esplosioni)
    • 18 febbraio 2022: Donetsk 591 (553 esplosioni), Luhansk 975 (860 esplosioni)

    Totale del 18 febbraio: 1.566 violazioni in 24 ore tra le due regioni.

    Quarta parte: cosa significano quei numeri, senza forzare. Precisiamo una cosa importante: l’OSCE conta e descrive, ma non attribuisce formalmente la colpa a una parte. Però nei report ci sono dettagli utili: direzioni dei colpi, eventi classificati come “incoming”, “outgoing”, “impacts”, e una concentrazione in aree specifiche lungo la linea del fronte. Nel video spieghiamo che, in una fase così tesa, una crescita così verticale del fuoco è esattamente il tipo di scenario che può essere usato per dire: “vedete? la situazione è fuori controllo”.

    Quinta parte: la sequenza che porta al 24 febbraio. Colleghiamo il 18 febbraio a ciò che succede subito dopo: il 21 febbraio Putin riconosce formalmente le entità separatiste, e il 24 febbraio inizia l’invasione su larga scala. Il video evidenzia come evacuazioni + escalation sul fronte funzionino insieme: una parte “umanitaria” da mostrare e una parte “militare” da usare come giustificazione.

    Sesta parte: la domanda finale che lasciamo allo spettatore. Se davvero l’Ucraina stava preparando un’offensiva, dov’è la prova di un movimento offensivo equivalente? E soprattutto: in quei giorni, chi aveva già posizionato attorno all’Ucraina la massa di forze necessaria per trasformare un’escalation locale in una guerra totale? Ricordiamo che stime occidentali parlavano già di 150.000–190.000 militari russi in posizione attorno all’Ucraina tra Russia, Crimea e Bielorussia.

    Chiudiamo chiarendo il punto del video: il 18 febbraio non è ancora il giorno dell’invasione, ma è uno dei giorni in cui vediamo prendere forma il “pretesto”: una narrativa di emergenza civile accompagnata da un improvviso aumento della violenza registrata da osservatori internazionali. È il passaggio in cui la guerra viene resa “raccontabile” prima ancora che venga scatenata.



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