Couverture de Qualcosa di personale

Qualcosa di personale

Qualcosa di personale

De : OnePodcast
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Si può esplorare il messaggio di un libro, l’anima di un disco o il segreto di un film con chi l’ha scritto, suonato, girato? Com'è nata quell’idea? Cosa è successo nel backstage? E chi ha scritto, suonato recitato, si porta dentro un ricordo di bambino, un incubo dell'età della ragione, un sogno che non lo abbandona? Oppure un amore perduto, un passaggio di carriera, una domanda sui figli, dubbi, paure, speranze. C’è la vita di tutti i giorni e il mondo che gira intorno nelle chiacchierate che facciamo con scrittori e musicisti, attori, sportivi, artisti, psicologi, attivisti, influencer. Storie uniche di persone disposte a mettersi in gioco, da 0 a 99 anni. Perché farlo? Per conoscere meglio l’altro e, magari, riconoscersi. Per emozionarsi e condividere. Potremmo commuovervi, spesso vi faremo ridere. Perché ci piace affondare il coltello nelle piaghe, ma senza mai prenderci troppo sul serio. "Qualcosa di personale" è il podcast - audio e video - di Giulia Santerini. Ogni venerdì una nuova puntata. Sciences sociales
Épisodes
  • Vittorio Lingiardi: "Lezioni di nuoto in poesia per non annegare tra amori, lutti e tradimenti"
    Oct 29 2026
    Amore e tradimento, corpo e malattia, memoria e perdita: i luoghi più fragili dell'esistenza si possono abitare anche grazie alla poesia, perché come diceva Frost "a poem is an arrest of desorder". Sono "Lezioni di nuoto" e di vita quelle di Vittorio Lingiardi nella sua raccolta omonima uscita per Einaudi e in studio con noi. Lo psichiatra psicoanalista docente e poeta recita i versi con i quali ha curato se stesso e raccontato la sua vita, finendo col travolgerci in una corrente di immagini ed emozioni che ci toccano nel profondo e diventano terapeutiche per tutti. Chi non ha avuto paura di affogare in amore? Chi non è sprofondato in un lutto, chi non è stato lacerato da un tradimento. E non solo quello di un partner. Prezioso è anche saper fermare e riconoscere i momenti felici: la condivisione di un letto e i tappi di cera, o il volo delle rondini. Su tutto, mai perdere l'ironia e gli occhi di bambino. La lezione forse più grande. Intervista di Giulia Santerini Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
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    30 min
  • Matteo Lancini: "Rabbia e paura ci fanno crescere, lasciate che i figli ne parlino con voi"
    Oct 22 2026
    Il rapporto di coppia come specchio della nostra fragilità e solitudine. Oppure come il nodo di un tessuto di rapporti autentici, a due e nella società intera. Questo è il bivio al quale si trovano davanti i giovani oggi, ma in fondo anche gli adulti, sempre più timorosi dell'intimità e di legami duraturi ("si preferisce stare nella situationship, c'è il love-bombing, ci si ghosta"). Lo spiega uno che con adolescenti e genitori parla da oltre 35 anni: Matteo Lancini, psicoterapeuta, presidente della Fondazione Minotauro, docente alle università Milano-Bicocca e Cattolica, autore di molti saggi, l'ultimo si chiama "A volte ti amo" (Einaudi). In studio cerca di spiegare come non siamo di fronte a ragazzi "deboli perché viziati e coccolati", ma a genitori troppo occupati a fare altro, che non hanno saputo o voluto ascoltare le emozioni negative dei figli: rabbia, insofferenza, noia, solitudine, inadeguatezza. "Devi essere te stesso ma a modo mio", il nostro motto, pena il deluderci e il farci sentire in errore. E il figlio della famiglia amorevole questo non riesce a farlo, preferisce restare in superficie. Ma il non detto poi può esplodere. E così diamo la colpa dei disagi a internet, la musica trap, i social che "non sono la causa ma la conseguenza del mancato ascolto, della mancata verbalizzazione, dell'isolamento, i ritirati sociali crescono sempre più, i reati gravi sono eclatanti ma pochi in rapporto al numero dei giovani che escono dalla partita". Lancini ci dà le domande chiave da porci ("Lo faccio per te o per me?") e i tabù da sfatare ("Chiedi a tuo figlio come sta, chi è, se ha mai pensato al suicidio e non ti preoccupare, non ci penserà perché glielo domandi tu"). Con una confessione personale: "Ho una dipendenza da lavoro, mio figlio di 14 anni ha costruito un dissing contro di me che non ci sono mai". Intervista di Giulia Santerini GUARDA TUTTE LE PUNTATE (questa puntata è stata registrata prima dei disordini del 17 e 18 ottobre. "Qualcosa di personale", la serie nata per conoscere chi è disposto a mettersi in gioco e a raccontare storie di vita uniche. In video sul sito e sul canale YouTube di Repubblica e in podcast e vodcast su tutte le piattaforme OnePodcast Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
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    28 min
  • Giovanna Mezzogiorno: "Il mondo e il cinema sono feroci, ma io resto fuori dall'arena"
    Oct 8 2026
    l talento gliel'hanno riconosciuto da subito, agli inizi della sua carriera strepitosa, a vent'anni. Ma il rispetto è un'altra cosa e va riconquistato ogni giorno, ancora adesso, garantisce. E parliamo di Giovanna Mezzogiorno, una storia professionale al top, debutto a vent'anni a teatro con Peter Brook, al cinema con Sergio Rubini. Poi sono stati grandi successi e grandi premi, con Placido, Muccino, Ozpetek, Bellocchio, Comencini, Archibugi, Wenders, Amelio. Ora torna in sala con "Se ami qualcuno dillo", di Marco Bonini, e "Sotto a chi tocca", di Giorgio Pasotti: due commedie in cui si ride anche, ma amaro. E in cui lei brilla per ironia e profondità. Bonini racconta di suo padre, duro e insensibile che dopo il coma torna bambino: Mezzogiorno interpreta la madre del regista che non riconosce più l'ex marito e che deve fare i conti con la sua "stanza del dolore", il dispiacere delle occasioni perdute. Pasotti invece la coinvolge e stravolge in uno colloquio-thriller di lavoro a sei, dove vince chi è più spietato e le donne finiscono in minoranza. "È sempre ancora così, ma siamo più intelligenti e più forti. Gli uomini non lo capiscono, ma è la verità", garantisce l'attrice e regista. Mezzogiorno a 52 anni è in una forma strepitosa, alle spalle restano alcuni anni più privati: la maternità, due gemelli adorati, la coscienza chiarissima che sul set ti giochi tanto, ma "la vita è fuori". In studio ci racconta di un mondo "che non è buono": "In scena ognuno pensa per sé, a come viene meglio". E della sua empatia che sconfina, confessa, con la tontaggine ma che lei si tiene stretta: "Oggi devi essere competitivo ed empatico, un ossimoro". Ci spiega la differenza tra forza e resistenza: "Pratico la seconda. Quando sono nati i miei figli ho fatto un passo indietro anche nella professione, volevo vivermeli e l'ho fatto e non me ne pento, mai avuto baby sitter. Certo poi aver detto dei no e non essere rientrata nella forma codificata ha fatto svanire le proposte". Ci ha fatto il corto "Unfitting", su quelle proposte scemate, ma non è servito a nulla: "Lo sapevo già da prima", sorride. Oggi i ragazzi hanno 15 anni, le sono affezionatissimi, usano due telefonini coi tasti, non smartphone, senza social: "Si può fare", ci incoraggia. Intervista di Giulia Santerini Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
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    30 min
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