Épisodes

  • Perché Elon Musk ha perso contro Sam Altman e cosa succede ora
    May 19 2026

    La giuria di nove membri del tribunale federale di Oakland ha respinto all'unanimità la causa di Elon Musk contro Sam Altman, Greg Brockman, OpenAI e Microsoft. Sono bastati meno di 90 minuti di camera di consiglio. Il rigetto, però, è arrivato per prescrizione, la giuria infatti non è entrata nel merito delle accuse. Di sicuro c'è un perdente che è Elon Musk e Sam Altman può esultare.

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  • Lo scontro Musk-Altman avrà effetti sul futuro dell’intelligenza artificiale
    Apr 29 2026

    Si è aperto a Oakland il processo Musk contro Altman. Dieci anni dopo aver firmato la stessa dichiarazione di intenti, i due co-fondatori di OpenAI sono in tribunale per stabilire chi di loro l'ha tradita.

    Davanti alla giuria restano solo due accuse: violazione del vincolo non profit e arricchimento ingiustificato.

    Tutto il resto, dalla frode all'antitrust al RICO, è caduto nei mesi scorsi. La giuria ha potere solo consultivo. E sarà la giudice Yvonne Gonzalez Rogers che emetterà la decisione vincolante in una seconda fase, dal 18 maggio.

    Musk chiede la rimozione di Altman e di Brockman, l'annullamento della conversione di OpenAI in società a scopo di lucro, e un risarcimento fino a 134 miliardi di dollari che andrebbero alla OpenAI Foundation, non a lui.

    OpenAI risponde mostrando le email del 2017 in cui Musk proponeva di assorbire OpenAI dentro Tesla, e l'incorporazione segreta di una società del Delaware avvenuta a settembre 2017, prima ancora della rottura. Una mossa che secondo OpenAI smentisce il racconto di Musk.

    Sullo sfondo c'è la quotazione in borsa di OpenAI prevista per fine 2026, oggi valutata 852 miliardi.

    Verdetto della prima fase atteso a metà maggio. Quello vincolante, qualche settimana dopo.

    Un caso che inevitabilmente avrà effetti sul futuro dell'intelligenza artificiale.

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  • La sentenza KGM segna la fine di un'era dei social media
    Mar 26 2026

    Il 25 marzo 2026 è una data che segna una svolta per i social media. Per la prima volta nella storia, una giuria americana ha condannato Meta e YouTube per aver progettato piattaforme che creano dipendenza nei minori. Non per i contenuti pubblicati dagli utenti, ma per il design stesso: lo scroll infinito, le notifiche continue, i meccanismi che trattengono gli utenti il più a lungo possibile.

    Il caso riguarda K.G.M., una ragazza californiana che ha iniziato a usare YouTube a sei anni e Instagram a nove, sviluppando depressione e dismorfismo corporeo. La strategia dell'accusa ha aggirato la Sezione 230, dimostrando che è la struttura stessa delle piattaforme a generare dipendenza.

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  • L'intelligenza artificiale non ruba il lavoro, lo ridisegna
    Mar 11 2026

    Il report di Anthropic pubblicato nei giorni scorsi offre finalmente dati concreti sull'impatto dell'intelligenza artificiale sul lavoro. Non previsioni teoriche, ma misurazioni reali basate su milioni di conversazioni con Claude in contesti professionali.

    I risultati ribaltano la narrazione dominante. L'IA non sta rubando il lavoro: non c'è aumento della disoccupazione nelle professioni esposte. Ma sta chiudendo le porte ai giovani. Le assunzioni entry-level calano, le posizioni per neolaureati si riducono, la fascia 22-25 anni fa sempre più fatica a entrare nel mercato del lavoro.

    Nel frattempo, il caso dei 4.000 licenziamenti di Block annunciati da Jack Dorsey solleva un'altra questione: quanto c'è di reale dietro i licenziamenti attribuiti all'IA e quanto è AI-washing, cioè ristrutturazioni aziendali mascherate da trasformazione tecnologica?

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  • La prima guerra trainata dall'intelligenza artificiale: il caso Anthropic e il Pentagono
    Mar 3 2026

    Le operazioni militari in Iran segnano un punto di svolta. Per la prima volta l'intelligenza artificiale è al centro di un'operazione di questa portata, con risultati raggiunti in tempi che in passato avrebbero richiesto mesi o anni. Ma prima dell'attacco, il Pentagono ha imposto un ultimatum ad Anthropic: rimuovere ogni restrizione sull'uso di Claude, comprese le due linee rosse su sorveglianza di massa e armi autonome. Dario Amodei ha detto no e ha perso il contratto da 200 milioni di dollari. OpenAI e xAI hanno detto sì. Cosa significa tutto questo per il futuro del controllo umano sull'intelligenza artificiale?

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  • Ecco cosa ha davvero detto Mark Zuckerberg nel caso KGM
    Feb 19 2026

    Ieri, 18 febbraio 2026, era il giorno della testimonianza di Mark Zuckerberg all'interno del Caso KGN. Zuckerberg si è seduto per la prima volta davanti a una giuria, in un'aula di tribunale, sotto giuramento.


    Il caso è KGM contro Meta e YouTube e un caso giudiziario storico. Al centro c'è Kaley, una ventenne californiana che ha iniziato a usare YouTube a sei anni e Instagram a nove.


    La sua storia di dipendenza digitale, depressione e pensieri suicidari è diventata il cuore di un processo che potrebbe cambiare le regole del gioco per tutta Big Tech.

    Si tratta di un bellwether trial, un processo-campione il cui esito potrebbe influenzare oltre 1.600 cause simili già in attesa di sentenza e più di 2.300 procedimenti paralleli in tutto il paese.


    TikTok e Snap, come noto, hanno già patteggiato. Restano Meta e Google, che risponde per YouTube.


    In aula sono emersi documenti interni che Zuckerberg avrebbe preferito non vedere proiettati davanti a una giuria.


    Una email del 2017 recitava: "Mark ha deciso che la priorità principale dell'azienda nel 2017 sono gli adolescenti". Un documento del 2018 andava oltre: "Se vogliamo vincere in grande con i teenager, dobbiamo portarli dentro da tweens", cioè prima dei 13 anni, che è l'età minima prevista dalla stessa policy di Instagram.


    E un'analisi interna del 2020 mostrava che gli undicenni avevano quattro volte più probabilità di tornare su Facebook rispetto agli utenti adulti.

    Zuckerberg ha confermato i contenuti senza smentirli. Ha ammesso che molti utenti mentono sull'età, definendo la verifica "molto difficile". Ha difeso i filtri estetici di Instagram, quelli che i suoi stessi esperti avevano collegato a problemi di immagine corporea nelle ragazze, dicendo che rimuoverli sarebbe stato "paternalistico".


    C'è stato anche un altro passaggio che ha fatto rumore. Quando gli avvocati gli hanno chiesto se avesse mentito in un'intervista al podcast di Joe Rogan, sostenendo di non temere un licenziamento da parte del CdA, Zuckerberg ha risposto senza esitare: "Se il consiglio volesse licenziarmi, potrei eleggere un nuovo consiglio e reintegrarmi".


    Una frase che dice tutto sul livello di controllo che ha su Meta e che assume un peso particolare in un momento in cui, specie in UE, si discute sempre più della responsabilità diretta dei proprietari delle piattaforme.

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  • La Spagna inizia ad indagare sulle piattaforme digitali. Ecco cosa significa
    Feb 18 2026

    Il governo spagnolo ha ordinato alla Procura di indagare su X, Meta e TikTok per la diffusione di materiale pedopornografico generato dall'intelligenza artificiale. Ma la vera novità è un'altra: la Spagna intende rendere i dirigenti delle piattaforme personalmente responsabili sul piano penale per i contenuti illegali.

    In questo video analizzo cosa sta succedendo, i numeri dietro questa decisione (tre milioni di immagini generate da Grok in undici giorni, di cui oltre 23.000 con minori), e come la mossa spagnola si confronta con quello che stanno facendo Regno Unito, Francia, Irlanda e Australia.


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  • Il caso Telegram in Russia ci aiuta a capire cosa è la censura
    Feb 11 2026

    Si fa spesso confusione tra censura e regolamentazione. Quando un governo democratico chiede alle piattaforme di rispettare le leggi, c'è chi grida subito alla censura. Ma cosa succede quando uno Stato vuole davvero censurare una piattaforma?Il caso di Telegram in Russia, esploso proprio in queste ore, ci offre un esempio concreto per fare chiarezza.Roskomnadzor, l'ente russo delle comunicazioni, limita Telegram in tutto il Paese. Il vero obiettivo non è contrastare frodi o terrorismo, come sostiene l'ente governativo. L'obiettivo spingere gli utenti russi verso Max, un'app sviluppata da VK e controllata da figure vicinissime a Putin, progettata per consentire ai servizi di sicurezza l'accesso completo ai dati degli utenti.Questo è censurare: sostituire piattaforme libere con strumenti di sorveglianza statale. Ben diverso dal chiedere trasparenza sugli algoritmi o la rimozione di contenuti illegali, come fa l'UE con il Digital Services Act.In questo episodio uso il caso Telegram per raccontare dove le piattaforme sono davvero vietate nel mondo, chi controlla oggi VK e perché è fondamentale distinguere tra chi blocca per controllare i cittadini e chi chiede il rispetto di regole democratiche.

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