Ci sono ferite che il tempo non chiude.
Non perché siano profonde…
Ma perché sono state insegnate.
Questa non è la storia di ciò che Kurenai fa.
È la storia di ciò che è diventata.
In una stanza troppo piccola per contenere i ricordi, davanti a uno specchio che non mente, una ragazza conta le cicatrici come si contano le munizioni: senza emozione, senza domande. Perché fare domande è un lusso. E lei non è mai stata ricca.
Le hanno insegnato che il pensiero rallenta.
Che sentire è un errore di sistema.
Che il destino non si sceglie… si esegue.
Ma quando il mondo tace, quando il corpo cede e la notte abbassa le difese, c’è una voce che ritorna.
Una voce che non consola.
Una voce che ordina.