Ep. 12 - Ossi
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Di come ogni scusa sia buona per parlare di Billy Wilder, del perché la stessa cosa può far ridere alcuni e spaventare a morte altri, e come sia possibile che travestirsi da automa possa essere una forma di emancipazione; questo, e molto altro, nell'ultimo episodio di La Vite senza Fine, il podcast che racconta la storia culturale degli automi femminili, un automa alla volta.
Oggi raccontiamo di Ossi, la ragazza protagonista di La bambola di carne, il capolavoro muto di Ernst Lubitsch del 1919. Ossi ha fatto da modella per il padre perché potesse creare Ossi-bambola, un automa che le assomiglia perfettamente ma che, diversamente dalla ragazza, è controllabile grazie a una serie di interruttori sulla schiena. Quando Ossi-bambola si rompe, Ossi decide di prendere il suo posto e di giocare ad essere la bambola di Lancelot, un rampollo di buona famiglia che non vuole avere niente a che fare con le donne vere, e che per questo ha deciso di sposare una bambola.
La bambola di carne ha il tono e la leggerezza della fiaba, ma grazie all'intelligenza dello sguardo di Lubitsch e dell'intensità dell'attrice protagonista, Ossi Oswalda, riesce a mettere in luce un paradosso interessante: Ossi, quando si trasforma in un automa, performando l'automa ottiene una libertà che non avrebbe mai avuto come ragazza in età da marito.
Filmografia
Ernst Lubitsch, La bambola di carne (Die Puppe), Germania 1919
Mel Brooks, Frankenstein Junior (Young Frankenstein), Usa 1974
Joe Johnston, Jurassic Park III, Usa 2001
Bibliografia
Henri Bergson, Il riso. Saggio sul significato del comico. 1900
Sigmund Freud, Il perturbante, 1919
Andrea Haslanger, From Man-Machine to Woman-Machine: Automata, Fiction, and Femininity in Dibdin’s Hannah Hewit and Burney’s Camilla, 2014
Giacomo Scarpelli, La continuità spezzata. Il riso secondo Bergson (e Freud), 2017
Julie Wosk, My fair ladies. Female robots, androids, and other artificial Eves, 2017
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