Épisodes

  • Denial of a Work Authorization_ the Foreign Worker Has No Right to Appeal
    Jan 24 2026
    Denial of a Work Authorization: the Foreign Worker Has No Right to Appeal Good morning, I am Attorney Fabio Loscerbo.
    This is a new episode of the podcast Immigration Law. Today we focus on a key issue in Italian immigration law concerning employment of foreign nationals residing abroad: the denial of a work authorization and, above all, who is entitled to challenge such a decision. The reference point is judgment number 529 of 2025 issued by the TAR Abruzzo, First Section, delivered on 19 November 2025 and published on 24 November 2025. The Court declared inadmissible an appeal brought by a foreign worker against the refusal of a work authorization issued by the Immigration One-Stop Shop. The Court carefully reconstructs the procedure governed by Article 22 of the Italian Consolidated Immigration Act, clarifying that it is a complex process divided into several consecutive phases. In the initial phases, which include the employer’s application and the issuance of the work authorization, the legally relevant interest is that of the employer, who seeks to recruit a foreign worker in compliance with statutory quotas and legal requirements. Within this framework, the legislation introduced by Decree-Law number 145 of 2024, later converted into Law number 187 of 2024, imposed an obligation on the employer to confirm the work authorization request within seven days from the notification that preliminary checks have been completed. If the employer fails to confirm within that deadline, the request is deemed rejected and any authorization already issued is revoked. According to the Court, this confirmation obligation concerns exclusively the employer and operates at a procedural stage aimed at meeting the employer’s organizational and production needs. At that stage, the foreign worker does not yet hold a qualified legal position, but merely a factual interest in the successful outcome of the procedure. From this, the Court derives a very clear principle: a foreign worker residing abroad has no standing to challenge the denial or revocation of a work authorization, because he or she does not hold a legally protected subjective position in relation to that phase of the procedure. The right to bring an appeal belongs solely to the employer who submitted the individual application. The Court further explains that only at later stages—those concerning the issuance of the entry visa and the residence permit—do legal positions directly attributable to the foreign national arise. Prior to that point, the legal system protects the public interest in regulating migration flows and the private interest of the employer, but does not grant the worker an enforceable right before the courts. This decision deserves careful attention. It corrects widespread defensive practices and requires greater precision in identifying the party entitled to act. In procedures concerning work authorizations, an appeal filed solely by the foreign worker is bound to be declared inadmissible, with clear consequences in terms of time, costs, and effective legal protection. For further analysis on this topic and on many other issues relating to work, entry flows, and residence permits, you can explore my articles, listen to the Immigration Law podcast, and follow the content available on my YouTube and TikTok channels. See you in the next episode.








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  • رفض تصريح العمل_ العامل الأجنبي لا يملك حق الطعن
    Jan 24 2026
    رفض تصريح العمل: العامل الأجنبي لا يملك حق الطعن صباح الخير، أنا المحامي فابيو لوتشيربو.
    هذه حلقة جديدة من بودكاست قانون الهجرة. في هذه الحلقة نتناول مسألة محورية في قانون الهجرة الإيطالي تتعلق بالعمل التابع للأجانب المقيمين خارج إيطاليا، وهي رفض تصريح العمل، وبالأخص مسألة من يملك الصفة القانونية للطعن في هذا النوع من القرارات. المرجع هو الحكم رقم 529 لسنة 2025 الصادر عن TAR Abruzzo – الدائرة الأولى، الصادر بتاريخ 19 نوفمبر 2025 والمنشور في 24 نوفمبر 2025، والذي قضى بعدم قبول الطعن المقدم من عامل أجنبي ضد قرار رفض تصريح العمل الصادر عن مكتب الهجرة الموحد. قامت المحكمة بإعادة بناء دقيقة للإجراءات المنصوص عليها في المادة 22 من القانون الموحد للهجرة، موضحة أن الأمر يتعلق بإجراء مركب يتألف من عدة مراحل متعاقبة. ففي المراحل الأولى، التي تشمل طلب التوظيف وإصدار تصريح العمل، تكون المصلحة القانونية محل الحماية هي مصلحة صاحب العمل، الذي يسعى إلى استقدام عامل من الخارج مع الالتزام بالحصص والشروط التي يحددها القانون. وفي هذا السياق، تأتي التعديلات التي أدخلها المرسوم بقانون رقم 145 لسنة 2024، المحول إلى القانون رقم 187 لسنة 2024، والتي أوجبت على صاحب العمل تأكيد طلب تصريح العمل خلال سبعة أيام من تاريخ الإخطار بانتهاء الفحوصات الإجرائية. وفي حال عدم تقديم هذا التأكيد خلال الأجل المحدد، يُعد الطلب مرفوضًا ويُلغى تصريح العمل إذا كان قد صدر بالفعل. وترى المحكمة أن هذا الالتزام بالتأكيد يخص حصريًا صاحب العمل، ويقع ضمن مرحلة إجرائية تهدف إلى تلبية احتياجاته التنظيمية والإنتاجية. وفي هذه المرحلة، لا يكون العامل الأجنبي قد اكتسب بعد مركزًا قانونيًا محميًا، وإنما يقتصر وضعه على مصلحة واقعية في نجاح الإجراء. ومن هنا تستخلص المحكمة مبدأً واضحًا وحاسمًا: العامل الأجنبي المقيم خارج إيطاليا لا يملك الصفة القانونية للطعن في قرار رفض أو إلغاء تصريح العمل، لأنه لا يتمتع بمركز قانوني محمي في تلك المرحلة من الإجراء. وتعود الصفة في رفع الطعن حصريًا إلى صاحب العمل الذي قدم الطلب الاسمي. كما توضح المحكمة أن المراكز القانونية المرتبطة مباشرة بالعامل الأجنبي لا تنشأ إلا في المراحل اللاحقة، والمتعلقة بإصدار تأشيرة الدخول وتصريح الإقامة. أما قبل ذلك، فإن النظام القانوني يحمي المصلحة العامة في ضبط تدفقات الهجرة، وكذلك المصلحة الخاصة لصاحب العمل، دون أن يمنح العامل حقًا قابلًا للمطالبة القضائية. إنه حكم يستحق القراءة المتأنية، لأنه يصحح ممارسات دفاعية لا تزال شائعة، ويفرض دقة أكبر في تحديد الشخص المخول قانونًا باتخاذ المبادرة القضائية. ففي إجراءات تصريح العمل، يكون الطعن المقدم من العامل وحده معرضًا حتمًا للحكم بعدم القبول، مع ما يترتب على ذلك من آثار واضحة من حيث الوقت والتكاليف وفعالية الحماية القانونية. للمزيد من التحليل حول هذا الموضوع، وحول قضايا أخرى متعلقة بالعمل، وتدفقات الدخول، وتصاريح الإقامة، يمكنك الاطلاع على مقالاتي، والاستماع إلى بودكاست قانون الهجرة، ومتابعة المحتوى المتاح على قناتي على يوتيوب وتيك توك. إلى اللقاء في الحلقة القادمة.

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  • Diniego del nulla osta al lavoro_ il lavoratore non può fare ricorso
    Jan 24 2026
    Diniego del nulla osta al lavoro: il lavoratore non può fare ricorso Buongiorno, sono l’Avvocato Fabio Loscerbo.
    Questo è un nuovo episodio del podcast Diritto dell’immigrazione. Oggi affrontiamo un tema centrale nella disciplina del lavoro subordinato per cittadini stranieri residenti all’estero: il diniego del nulla osta al lavoro e, soprattutto, la questione di chi è legittimato a impugnare questo tipo di provvedimenti. Il riferimento è alla sentenza numero 529 del 2025 del TAR Abruzzo, Sezione Prima, pronunciata il 19 novembre 2025 e pubblicata il 24 novembre 2025, che ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un lavoratore straniero contro il rifiuto del nulla osta al lavoro subordinato adottato dallo Sportello Unico per l’Immigrazione. Il Tribunale ricostruisce in modo puntuale la struttura del procedimento previsto dall’articolo 22 del Testo Unico sull’Immigrazione, chiarendo che si tratta di un procedimento complesso, articolato in più fasi successive. Nelle prime fasi, che comprendono la richiesta di assunzione e il rilascio del nulla osta, l’interesse giuridicamente rilevante è quello del datore di lavoro, che intende procurarsi forza lavoro dall’estero nel rispetto delle quote e delle condizioni fissate dalla legge. In questo quadro si inserisce la disciplina introdotta dal decreto-legge numero 145 del 2024, convertito nella legge numero 187 del 2024, che ha previsto l’obbligo per il datore di lavoro di confermare la richiesta di nulla osta entro sette giorni dalla comunicazione di conclusione degli accertamenti di rito. In mancanza di tale conferma, la richiesta si intende rifiutata e il nulla osta, se già rilasciato, viene revocato. Secondo il Tribunale, questo obbligo di conferma riguarda esclusivamente il datore di lavoro e si colloca in una fase del procedimento che è funzionale alle sue esigenze organizzative e produttive. Il lavoratore straniero, in questa fase, non è ancora titolare di una posizione giuridica qualificata, ma soltanto di un interesse di fatto all’esito favorevole della procedura. Da qui discende un principio molto netto: il lavoratore straniero residente all’estero non è legittimato a proporre ricorso contro il diniego o la revoca del nulla osta al lavoro, perché non è titolare di una situazione giuridica soggettiva tutelabile in relazione a quella fase procedimentale. La legittimazione a ricorrere spetta esclusivamente al datore di lavoro che ha presentato la richiesta nominativa. Il Tribunale chiarisce quindi che solo nelle fasi successive, relative al rilascio del visto di ingresso e del permesso di soggiorno, emergono posizioni giuridiche direttamente riferibili allo straniero. Prima di quel momento, l’ordinamento tutela l’interesse pubblico al controllo dei flussi e l’interesse privato del datore di lavoro, ma non attribuisce al lavoratore un diritto azionabile in giudizio. È una decisione che va letta con attenzione, perché ridimensiona prassi difensive ancora diffuse e impone una maggiore precisione nell’individuazione del soggetto legittimato ad agire. Nei procedimenti sul nulla osta al lavoro, il ricorso presentato dal solo lavoratore è destinato all’inammissibilità, con conseguenze evidenti anche sul piano dei tempi e dei costi della tutela. Su questo tema, e su molte altre questioni legate al lavoro, ai flussi di ingresso e ai permessi di soggiorno, puoi approfondire attraverso i miei articoli, il podcast Diritto dell’immigrazione e i contenuti disponibili sui miei canali YouTube e TikTok. Alla prossima puntata.

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  • Refus de l’autorisation de travail _ le travailleur étranger ne peut pas former de recours
    Jan 24 2026
    Refus de l’autorisation de travail : le travailleur étranger ne peut pas former de recours Bonjour, je suis l’avocat Fabio Loscerbo.
    Voici un nouvel épisode du podcast Droit de l’immigration. Aujourd’hui, nous abordons une question centrale du droit italien de l’immigration en matière de travail salarié des ressortissants étrangers résidant à l’étranger : le refus de l’autorisation de travail et, surtout, la question de la personne légitimée à contester ce type de décision. La référence est la décision numéro 529 de l’année 2025 rendue par le TAR Abruzzo, Première section, prononcée le 19 novembre 2025 et publiée le 24 novembre 2025. Le tribunal a déclaré irrecevable le recours introduit par un travailleur étranger contre le refus de l’autorisation de travail délivrée par le Guichet unique pour l’immigration. Le tribunal reconstruit de manière précise la procédure prévue par l’article 22 du texte unique sur l’immigration, en soulignant qu’il s’agit d’une procédure complexe articulée en plusieurs phases successives. Dans les phases initiales, qui comprennent la demande d’embauche et la délivrance de l’autorisation de travail, l’intérêt juridiquement pertinent est celui de l’employeur, qui cherche à recruter de la main-d’œuvre étrangère dans le respect des quotas et des conditions fixées par la loi. Dans ce cadre s’inscrit la réforme introduite par le décret-loi numéro 145 de 2024, converti en loi numéro 187 de 2024, qui impose à l’employeur de confirmer la demande d’autorisation de travail dans un délai de sept jours à compter de la communication de l’achèvement des contrôles préalables. À défaut de confirmation dans ce délai, la demande est réputée rejetée et l’autorisation, si elle a déjà été délivrée, est révoquée. Selon le tribunal, cette obligation de confirmation concerne exclusivement l’employeur et intervient à une phase de la procédure qui répond à ses besoins organisationnels et productifs. À ce stade, le travailleur étranger ne dispose pas encore d’une situation juridique qualifiée, mais seulement d’un intérêt de fait à l’issue favorable de la procédure. Il en découle un principe très clair : le travailleur étranger résidant à l’étranger n’a pas qualité pour former un recours contre le refus ou la révocation de l’autorisation de travail, car il n’est pas titulaire d’une position juridique protégée à ce stade de la procédure. La légitimation à agir appartient exclusivement à l’employeur qui a présenté la demande nominative. Le tribunal précise enfin que ce n’est qu’aux phases ultérieures, relatives à la délivrance du visa d’entrée et du titre de séjour, que naissent des situations juridiques directement rattachables à l’étranger. Avant ce moment, l’ordre juridique protège l’intérêt public au contrôle des flux migratoires et l’intérêt privé de l’employeur, sans reconnaître au travailleur un droit justiciable. Il s’agit d’une décision qui mérite une attention particulière, car elle remet en cause des pratiques contentieuses encore répandues et impose une identification rigoureuse du sujet habilité à agir. Dans les procédures relatives à l’autorisation de travail, un recours présenté uniquement par le travailleur est destiné à être déclaré irrecevable, avec des conséquences évidentes en termes de délais, de coûts et d’effectivité de la protection juridique. Pour approfondir ce thème, ainsi que de nombreuses autres questions liées au travail, aux flux d’entrée et aux titres de séjour, vous pouvez consulter mes articles, écouter le podcast Droit de l’immigration et suivre les contenus disponibles sur mes chaînes YouTube et TikTok. À la prochaine émission.

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  • Denegación de la autorización de trabajo_ el trabajador extranjero no puede recurrir
    Jan 24 2026
    Denegación de la autorización de trabajo: el trabajador extranjero no puede recurrir Buenos días, soy el abogado Fabio Loscerbo.
    Este es un nuevo episodio del podcast Derecho de la Inmigración. Hoy abordamos una cuestión central del derecho italiano de la inmigración en materia de trabajo por cuenta ajena de ciudadanos extranjeros que residen en el extranjero: la denegación de la autorización de trabajo y, sobre todo, quién está legitimado para impugnar este tipo de decisiones. La referencia es la sentencia número 529 del año 2025 dictada por el TAR Abruzzo, Sección Primera, pronunciada el 19 de noviembre de 2025 y publicada el 24 de noviembre de 2025. El tribunal declaró inadmisible el recurso interpuesto por un trabajador extranjero contra la denegación de la autorización de trabajo emitida por la Ventanilla Única de Inmigración. El tribunal reconstruye de manera precisa el procedimiento regulado por el artículo 22 del Texto Único de Inmigración, aclarando que se trata de un procedimiento complejo, articulado en varias fases sucesivas. En las fases iniciales, que incluyen la solicitud de contratación y la concesión de la autorización de trabajo, el interés jurídicamente relevante es el del empleador, que pretende contratar mano de obra extranjera respetando los cupos y las condiciones establecidas por la ley. En este marco se inserta la normativa introducida por el decreto-ley número 145 de 2024, convertido en la ley número 187 de 2024, que impone al empleador la obligación de confirmar la solicitud de autorización de trabajo dentro de un plazo de siete días desde la comunicación de la finalización de los controles preliminares. En ausencia de dicha confirmación, la solicitud se considera rechazada y la autorización, si ya hubiera sido concedida, queda revocada. Según el tribunal, esta obligación de confirmación concierne exclusivamente al empleador y se sitúa en una fase del procedimiento destinada a satisfacer sus necesidades organizativas y productivas. En ese momento, el trabajador extranjero todavía no es titular de una posición jurídica cualificada, sino únicamente de un interés de hecho en el resultado favorable del procedimiento. De ello se desprende un principio muy claro: el trabajador extranjero que reside en el extranjero no está legitimado para interponer un recurso contra la denegación o la revocación de la autorización de trabajo, ya que no es titular de una posición jurídica protegida en relación con esa fase del procedimiento. La legitimación para recurrir corresponde exclusivamente al empleador que presentó la solicitud nominativa. El tribunal aclara además que solo en las fases posteriores, relativas a la expedición del visado de entrada y del permiso de residencia, surgen posiciones jurídicas directamente atribuibles al extranjero. Antes de ese momento, el ordenamiento protege el interés público en el control de los flujos migratorios y el interés privado del empleador, pero no reconoce al trabajador un derecho exigible ante los tribunales. Se trata de una decisión que debe leerse con atención, ya que corrige prácticas contenciosas todavía extendidas y exige una mayor precisión en la identificación del sujeto legitimado para actuar. En los procedimientos sobre autorización de trabajo, un recurso presentado únicamente por el trabajador está destinado a ser declarado inadmisible, con consecuencias evidentes en términos de tiempo, costes y efectividad de la tutela jurídica. Para profundizar en este tema y en muchas otras cuestiones relacionadas con el trabajo, los flujos de entrada y los permisos de residencia, puedes consultar mis artículos, escuchar el podcast Derecho de la Inmigración y seguir los contenidos disponibles en mis canales de YouTube y TikTok. Hasta el próximo episodio.

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  • Residence Permit for Medical Treatment and Conversion to Work
    Jan 24 2026
    Residence Permit for Medical Treatment and Conversion to Work: the Liguria Regional Administrative Court Overrules the Police Authorities (judgment number 58 of 20 January 2026) Good morning, I am Attorney Fabio Loscerbo.
    This is a new episode of the podcast Immigration Law. Today we discuss a decision of major practical relevance for anyone dealing with residence permits and, in particular, with conversions for employment purposes. I am referring to judgment number 58 of 2026, published on 20 January 2026, by the Regional Administrative Court for Liguria, which annulled a measure adopted by the Genoa Police Headquarters that had declared inadmissible an application to convert a residence permit for medical treatment into a residence permit for subordinate employment. The case is emblematic. The foreign national had applied for a residence permit for medical treatment before the entry into force of the so-called Cutro Decree, had subsequently obtained an open-ended employment contract, and had applied for conversion of the permit. The Police Headquarters rejected the request, arguing that, following the 2023 reform, residence permits for medical treatment were no longer among those eligible for conversion. The Court overturned this approach, clearly recalling the transitional regime set out in Article 7 of Decree-Law number 20 of 2023. According to the Court, what matters is not the date on which the conversion application is submitted, but the date on which the original application for the residence permit for medical treatment was filed. If that original application predates the entry into force of the reform, the previous legal framework continues to apply, including the possibility of conversion for employment purposes. This is a crucial point, as it protects the legitimate expectations of the foreign national and prevents unreasonable consequences arising from administrative delays or overly restrictive interpretations adopted by the authorities. The judgment also clarifies another issue frequently used by the administration as a ground for rejection: the alleged lateness of the conversion application. The Court reiterates that applications for renewal or conversion of a residence permit are not subject to a strict forfeiture deadline, in line with well-established case law. Once again, this reasoning undermines administrative practices that continue to generate unlawful rejections and archival decisions. This ruling fits within a now consolidated line of case law that reaffirms the binding nature of the transitional regime and limits the role of internal administrative circulars when they conflict with statutory law and with the principles of non-retroactivity and legal certainty. It is a decision that provides solid arguments for litigation and confirms the role of administrative courts in rebalancing excessively restrictive approaches adopted by the public administration. If you would like to explore these issues further, you can read my articles on my blogs, listen to other episodes of the Immigration Law podcast, or follow me on my YouTube and TikTok channels.

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  • Titre de séjour pour soins médicaux et conversion en titre de travail
    Jan 24 2026
    Titre de séjour pour soins médicaux et conversion en titre de travail : le Tribunal administratif régional de Ligurie désavoue les autorités de police (arrêt numéro 58 du 20 janvier 2026) Bonjour, je suis l’avocat Fabio Loscerbo.
    Ceci est un nouvel épisode du podcast Droit de l’immigration. Aujourd’hui, nous examinons une décision d’une importance pratique majeure pour tous ceux qui s’occupent de titres de séjour et, en particulier, de leur conversion à des fins professionnelles. Il s’agit de l’arrêt numéro 58 de 2026, publié le 20 janvier 2026, par le Tribunal administratif régional de Ligurie, qui a annulé une décision de la Questure de Gênes ayant déclaré irrecevable une demande de conversion d’un titre de séjour pour soins médicaux en titre de séjour pour travail salarié. L’affaire est emblématique. Le ressortissant étranger avait présenté une demande de titre de séjour pour soins médicaux avant l’entrée en vigueur du décret dit « Cutro », avait ensuite obtenu un contrat de travail à durée indéterminée et avait sollicité la conversion de son titre. La Questure avait refusé la conversion en soutenant qu’à la suite de la réforme de 2023, le titre de séjour pour soins médicaux ne faisait plus partie des titres convertibles. Le Tribunal a censuré cette interprétation en rappelant clairement le régime transitoire prévu par l’article 7 du décret-loi numéro 20 de 2023. Selon le Tribunal, l’élément déterminant n’est pas la date de dépôt de la demande de conversion, mais celle de la demande initiale de délivrance du titre de séjour pour soins médicaux. Lorsque cette demande initiale est antérieure à l’entrée en vigueur de la réforme, le régime juridique antérieur continue de s’appliquer, y compris la possibilité de conversion à des fins professionnelles. Cette interprétation est essentielle, car elle protège la confiance légitime de l’étranger et évite que des retards administratifs ou des lectures excessivement restrictives de l’administration ne produisent des effets déraisonnables. L’arrêt apporte également une clarification sur un autre argument fréquemment invoqué par l’administration : la prétendue tardiveté de la demande de conversion. Le Tribunal rappelle que les demandes de renouvellement ou de conversion d’un titre de séjour ne sont pas soumises à un délai de forclusion strict, conformément à une jurisprudence désormais bien établie. Là encore, cette position remet en cause des pratiques administratives qui continuent de générer des refus et des classements illégitimes. Cette décision s’inscrit dans une ligne jurisprudentielle désormais consolidée, qui réaffirme la portée contraignante du régime transitoire et limite la valeur des circulaires internes lorsqu’elles entrent en conflit avec la loi et avec les principes de non-rétroactivité et de sécurité juridique. Il s’agit d’un arrêt offrant des arguments solides pour le contentieux et confirmant le rôle du juge administratif dans le rééquilibrage des interprétations excessivement restrictives de l’administration. Pour approfondir ces questions, vous pouvez consulter mes articles sur mes blogs, écouter les autres épisodes du podcast Droit de l’immigration ou me suivre sur mes chaînes YouTube et TikTok.








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  • Permesso di soggiorno per cure mediche e conversione per lavoro
    Jan 24 2026
    Permesso di soggiorno per cure mediche e conversione per lavoro: il TAR Liguria smentisce le Questure (sentenza numero 58 del 20 gennaio 2026) Buongiorno, sono l’Avvocato Fabio Loscerbo.
    Questo è un nuovo episodio del podcast Diritto dell’Immigrazione. Oggi parliamo di una decisione di grande rilievo pratico per chi si occupa di permessi di soggiorno e, in particolare, di conversioni in ambito lavorativo. Mi riferisco alla sentenza numero 58 del 2026, pubblicata il 20 gennaio 2026, con cui il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria ha annullato un provvedimento della Questura di Genova che aveva archiviato come irricevibile una domanda di conversione del permesso di soggiorno per cure mediche in permesso per lavoro subordinato. Il caso è emblematico. Lo straniero aveva presentato la domanda di permesso per cure mediche prima dell’entrata in vigore del cosiddetto decreto Cutro, aveva poi ottenuto un contratto di lavoro a tempo indeterminato e aveva chiesto la conversione del titolo. La Questura aveva però negato l’accesso alla conversione, sostenendo che, dopo la riforma del 2023, il permesso per cure mediche non rientrasse più tra quelli convertibili. Il TAR ha ribaltato questa impostazione, richiamando in modo chiaro la disciplina transitoria prevista dall’articolo 7 del decreto-legge 20 del 2023. Secondo il Tribunale, ciò che conta non è la data della domanda di conversione, ma la data di presentazione dell’istanza originaria di rilascio del permesso per cure mediche. Se quella istanza è anteriore all’entrata in vigore della riforma, continua ad applicarsi la disciplina previgente, che consentiva la conversione per motivi di lavoro. Si tratta di un passaggio fondamentale, perché tutela l’affidamento dello straniero e impedisce che ritardi amministrativi o interpretazioni restrittive delle Questure producano effetti irragionevoli e penalizzanti. La sentenza chiarisce anche un altro punto spesso utilizzato in senso ostativo dall’Amministrazione: la presunta tardività della domanda di conversione. Il TAR ribadisce che la domanda di rinnovo o di conversione del permesso di soggiorno non è soggetta a un termine decadenziale, richiamando un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato. Anche su questo aspetto, quindi, viene smentita una prassi amministrativa che continua a produrre rigetti e archiviazioni illegittime. Questa decisione si inserisce in un filone giurisprudenziale ormai chiaro, che riafferma il valore della disciplina transitoria e ridimensiona il ruolo delle circolari interne rispetto alla legge e ai principi di irretroattività e certezza del diritto. È una pronuncia che offre argomenti solidi per i ricorsi e che conferma, ancora una volta, come il giudice amministrativo stia svolgendo una funzione di riequilibrio rispetto a interpretazioni eccessivamente restrittive dell’Amministrazione. Per approfondire questi temi puoi leggere i miei articoli sui blog, ascoltare gli altri episodi del podcast Diritto dell’Immigrazione oppure seguirmi sui miei canali YouTube e TikTok.

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