Couverture de Olimpia racconta-Le Olimpiadi Invernali 3 EPISODIO

Olimpia racconta-Le Olimpiadi Invernali 3 EPISODIO

Olimpia racconta-Le Olimpiadi Invernali 3 EPISODIO

Écouter gratuitement

Voir les détails

À propos de ce contenu audio

Terzo episodio di “Olimpia racconta”, il podcast che ti accompagna alla riscoperta di alcune delle pagine più memorabili dei primi cento anni delle Olimpiadi invernali. Nell’episodio precedente ti avevo fatto una promessa: ti avrei raccontato alcune delle imprese azzurre più emozionanti ai Giochi invernali… e, siccome ogni promessa è debito, sono pronto A raccontarti tutto… In un secolo di Olimpiadi invernali, i nostri campioni sono stati tantissimi, hanno scritto il loro nome a caratteri cubitali sul grande albo olimpico, e più scorrevo la lista, più pensavo: “Come faccio a lasciarne fuori qualcuno?”. Alla fine però una selezione l’ho dovuta fare: otto nomi, otto storie, otto imprese che per me rappresentano un piccolo, grande Pantheon olimpico azzurro. ho scelto quattro donne e quattro uomini… sei pronto? : chiudi gli occhi… Immagina il freddo pungente dell’aria di montagna, il rumore degli sci sulla neve… il ghiaccio che scricchiola sotto i pattini… il brusio del pubblico che piano piano si spegne… e quel silenzio, denso, che precede il via… Il primo protagonista non è semplicemente un campione: è una leggenda. Si chiama Eugenio Monti, ed è diventato, nel mondo del bob, un vero e proprio monumento. Ai Giochi invernali il suo palmares fa paura: 6 medaglie, divise in 2 ori, 2 argenti e 2 bronzi. ​Ma la cosa sorprendente è che il mito del “rosso volante” – così lo battezzò Gianni Brera, per quella sua chioma rossa e per la grinta feroce con cui affrontava ogni gara – nasce da un infortunio. Siamo a gennaio del 1951. Eugenio Monti ha 23 anni, è uno sciatore di slalom gigante, ha la carriera davanti, i sogni in testa… e durante un allenamento succede l’impensabile. ​Una brutta caduta… il silenzio intorno… l’attesa del responso: rottura dei legamenti della gamba. ​Per l’epoca è quasi una condanna, una frase che suona come “Game over”. Ma non per lui… ​Eugenio Monti non è uno che si arrende ad una diagnosi. Se la montagna gli blocca una discesa, lui ne cerca subito un’altra… e così decide si prendere la discesa del bob ... una scelta che cambia tutto, per lui e per lo sport italiano. ​Dopo 5 anni Eugenio Monti si ritrova a gareggiare a Cortina 1956, la prima olimpiade invernale italiana ​Il tifo, le bandiere, il boato lungo la pista. ​Monti sale sull’ice track e porta a casa due argenti, nel bob a due e nel bob a quattro. ​L’edizione successiva, quella a Squaw Valley del 1960, non prevede il bob per motivi finanziari: niente gara, niente medaglie, solo tanta frustrazione per il “rosso volante”. Ma nel 1964, a Innsbruck, il Eugenio Monti è di nuovo lì, al via. Altri due podi, altri due bronzi, ancora nel bob a due e nel bob a quattro. ​Eppure, la cosa più grande che fa Eugenio Monti non pesa in grammi d’oro o d’argento, ma in valore umano. ​Perché il suo gesto diventa uno dei momenti più belli della storia olimpica. ​ Siamo Alle Olimpiadi del 1964, finale del bob a due … Monti è in coppia con Sergio Siorpaes, la gara sta per cominciare, i secondi scorrono, la tensione è altissima. A pochi metri da loro, l’equipaggio britannico di Nash e Dixon ha un problema tecnico: un bullone rotto sulla slitta. ​Vuol dire una cosa sola: niente finale... niente sogni… niente momenti di gloria… ​Come in una scena adrenolitica da film… si vivono momenti di panico…la pista, il pubblico, il gelo, i meccanici che corrono, lo sguardo disperato dei due britannici. E poi Monti… Lui che si avvicina, li guarda, capisce la difficoltà e non ci pensa due volte: prende un suo bullone e glielo presta. Rimette in pista, letteralmente, i suoi avversari. ​E sai qual è il colpo di scena? A vincere l’oro sono proprio gli inglesi con Nash e Dixon, mentre Monti e Siorpaes si accontenteranno del bronzo. ​In Italia qualcuno lo critica, gli rimprovera quel gesto: “Hai regalato l’oro agli inglesi!”. ​Ma lui, con quella calma che racconta esattamente chi è, risponde: «Nash non ha vinto perché gli ho dato il bullone. Ha vinto perché è andato più veloce». ​Ecco, questo è lo spirito olimpico. A 36 anni, con due argenti e due bronzi, sembra che la sua storia olimpica sia già tutta scritta. E invece, ancora una volta, Eugenio Monti sorprende tutti. ​ A Grenoble nel 1968, Eugenio Monti è vicino ai quarant’anni, età in cui molti si sono già ritirati da un pezzo. Ma non Lui. Si presenta al via di quell’edizione e fa quello che sa fare meglio per vincere l’oro. Anzi, ne vince due: uno nel bob a due e uno nel bob a quattro. ​È la consacrazione definitiva, il coronamento di una carriera enorme. ​La sua vita, purtroppo, si chiude in modo tragico il 1º dicembre 2003. ​Ma il suo nome continua a correre sul ghiaccio: a lui è dedicata la pista olimpica di bob e slittino di Cortina d’Ampezzo. Ogni discesa, lì, è un omaggio al “rosso volante”. ​ ​...
Les membres Amazon Prime bénéficient automatiquement de 2 livres audio offerts chez Audible.

Vous êtes membre Amazon Prime ?

Bénéficiez automatiquement de 2 livres audio offerts.
Bonne écoute !
    Aucun commentaire pour le moment