Sidun - Crêuza de mä, il podcast
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L’inizio del brano coincide con le voci dei presidenti Ronald Reagan e Ariel Sharon e con in sottofondo i cingoli di un carro armato. L’immagine descritta è quella di un padre che regge tra le braccia i resti del figlio, il più innocente che sconta l’egoismo esercitato dal potere. Un padre che piange e odia e in questo ciclico ripetersi di emozioni, si rafforza l’inutilità del conflitto bellico.
Continuando con l’ascolto del brano, conosciamo chi questa guerra la combatte: i soldati, descritti come cani arrabbiati con la schiuma alla bocca in cerca di agnelli. Camminiamo ancora percorrendo la forza evocativa del testo e arriviamo a Sidone, con la sua superba eredità nascosta però dalle fiamme, offuscata dall’odio. La “piccola morte” che viene cantata a questo punto del brano non è da intendersi come la morte di un bambino bensì va accolta come figura retorica dietro la quale si cela la fine civile e culturale di un piccolo paese. Il finale di Sidun è solo strumentale, un sottofondo che richiama il lamento senza fine di un padre arabo in un teatro di numerosi massacri. Un brano, Sidun, che può, a ben ragione, assumere il rango di emblema del concetto di universalità applicato ai contenuti, espressi in maniera più o meno costante, nelle canzoni di Fabrizio De André, se si considera la drammatica e, in apparenza, perenne contemporaneità dei temi affrontati, soprattutto nel caso di quelli “contro la guerra”. ----------------- Curato da Lucia Lamboglia e con la voce di Simona Atzori. Per la bibilografia cliccare qui: https://faber.deand.re/podcast/creuza-de-ma/
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