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NO TIME FOR LOSERS

NO TIME FOR LOSERS

De : Massimo Minelli
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Cinema e sport non sono solo spettacolo: sono epica, cadute, riscatti, identità. In questo podcast racconto film, storie vere e personaggi che trasformano il campo da gioco in narrazione pura. Analisi, curiosità e connessioni inaspettate per chi ama emozionarsi davanti a uno schermo… e a un’impresa impossibile. Se credi che una partita possa essere cinema, sei nel posto giusto. 🎬🏆Massimo Minelli Art
Épisodes
  • RIFLESSIONI
    Apr 24 2026

    Si fa il punto della situazione con questo episodio numero 9 ad argomento libero.

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    5 min
  • 8 - PSICODRAMMA MONDIALI: siamo diventati i Fantozzi del calcio?
    Apr 12 2026

    Il 31 marzo è stato un giorno funesto per molti italiani: terza eliminazione consecutiva della Nazionale dai Mondiali di calcio. Terza. Non una, non due: tre. E di fronte a questo dato, difficile non pensare al ragionier Fantozzi schierato sul campo di periferia fangoso convinto di poter vincere.

    In questo episodio di No Time for Losers sii parte dall'eliminazione azzurra per collegare la crisi del calcio italiano al cinema di Paolo Villaggio, e in particolare a due sequenze che, a cinquant'anni di distanza, sembrano scritte per descrivere il presente.

    La prima è la partita scapoli contro ammogliati del primo Fantozzi (1975): un campo senza erba, la nuvola personale che trasforma il terreno in pantano, e una massa di uomini di mezza età che si credono campioni. Villaggio capisce — in piena crisi post-Mondiale di Germania del 1974 — che il calcio italiano è uno spazio di illusione collettiva, in cui ognuno ha in testa il campione che non sarà mai.

    La seconda è la celebre scena della Corazzata Kotiomkin nel Secondo Tragico Fantozzi (1976): i dipendenti costretti a guardare il film d´autore, mentre in televisione c'è un´importante partita di calcio della Nazionale. La catarsi finale — quell'urlo liberatorio — non è solo la ribellione contro la cultura imposta dall'alto. È la rivendicazione del diritto a volere ciò che si vuole, anche se quello che si vuole è semplicemente vedere la partita.


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    45 min
  • IL MARATONETA: correre per sopravvivere
    Apr 7 2026

    È il 1976. A New York esplode il fenomeno del running: migliaia di persone scoprono la corsa come stile di vita, e per la prima volta la maratona cittadina attraversa tutti e cinque i borough. Nello stesso autunno esce Il Maratoneta di John Schlesinger — e non è una coincidenza.

    Il film racconta di Babe Levy, studente di storia e corridore solitario a Central Park, che si ritrova travolto in una cospirazione che non capisce e non ha cercato. Al centro: Christian Szell, dentista in un campo di concentramento, criminale di guerra nazista protetto da un accordo segreto con il governo americano. Szell tortura Babe legato ad una rudimentale poltrona da dentista e gli pone sempre la stessa domanda — È sicuro? — senza spiegargli cosa significa.

    In questo episodio parliamo del film come documento di un'America che non si fidava più di nessuno, del duello leggendario sul set tra Dustin Hoffman e Laurence Olivier, della rivoluzione tecnica della Steadicam, e di come la corsa — in questo film — non sia mai sport nel senso classico del termine, ma sopravvivenza pura.

    Con William Goldman alla sceneggiatura, Roy Scheider nel ruolo del fratello spia e una New York grigia e spietata come quinto personaggio, Il Maratoneta è uno dei thriller più inquietanti della New Hollywood. E quella domanda — È sicuro? — cinquant'anni dopo risuona ancora nelle nostri menti.

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    57 min
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