Episodes

  • Quando una via diventa memoria, con Martin Giovanazzi
    15 Jul 2026
    L'ospite di questa puntata è Martin Giovanazzi, aspirante guida alpina e maestro di sci della Valle del Sarca. Cresciuto in una famiglia legata profondamente alla montagna, racconta il proprio modo di vivere l’alpinismo come un’esperienza soprattutto condivisa: un’avventura fatta di linee nuove, compagni di cordata, amicizie che diventano fratellanza e storie da riportare a valle.

    La conversazione si apre dal suo rapporto con la montagna e con il rischio. Per Giovanazzi, il limite non è una soglia fissa, ma qualcosa che si ridefinisce continuamente: in base all’ambiente, alle condizioni, alle persone con cui si è legati in cordata e alla capacità di dire “no” quando la situazione lo richiede.Il cuore della puntata è il racconto di due esperienze che hanno segnato profondamente il suo modo di stare in montagna: la morte del padre, travolto da una valanga quando Martin era ancora piccolo, e un grave incidente personale sugli sci, in cui è caduto per centinaia di metri in un canale ghiacciato.

    Da queste esperienze nasce una consapevolezza forte: la montagna resta il luogo della bellezza e della libertà, ma ogni scelta va misurata anche pensando a chi resta a casa.In parallelo, Martin racconta il valore della professione di guida alpina: accompagnare le persone non significa solo portarle in cima, ma insegnare loro a leggere l’ambiente, valutare i pericoli, ascoltarsi e riconoscere quando è il momento di tornare indietro. Una forma di trasmissione che per lui è anche un modo per restare vicino alla figura del padre.La puntata si chiude sul tema della memoria.

    Martin racconta alcune vie aperte e dedicate a persone care, tra cui una linea in ricordo del padre e Super Nava, dedicata all’amico Simone Navarini. La montagna diventa così anche uno spazio in cui trasformare il dolore in un gesto condiviso, lasciando tra le pareti un segno di affetto, amicizia e continuità.
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    39 min
  • Il peso leggero della memoria con Matteo De Zaiacomo (LIVE dal Trento Film Festival)
    30 Jun 2026
    Registrata dal vivo al Castello del Buonconsiglio durante il Trento Film Festival, questa puntata speciale di Oltre la vetta incontra Matteo De Zaiacomo, alpinista e presidente dei Ragni di Lecco. A partire dalla sua esperienza in montagna, dalla Patagonia al Cerro Torre, Matteo racconta cosa significa tenere insieme sogno, rischio, perdita e memoria.

    Una conversazione intensa sul lutto in montagna, sulle persone che continuano a camminare con noi anche quando non ci sono più, e sul valore delle comunità che custodiscono storie, assenze e legami.Durante la registrazione Matteo ha condiviso anche un breve passaggio di una canzone di Vasco Rossi, che è stato rimosso dalla versione pubblicata per ragioni di copyright.
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    53 min
  • L'ottimismo di chi sale: una conversazione con Dario Eynard
    15 Jun 2026
    In questa puntata di Oltre la vetta incontriamo Dario Eynard, aspirante guida alpina, ingegnere ambientale e membro del Club Alpino Accademico Italiano. Nato nel nuovo millennio, Dario porta nel podcast uno sguardo giovane ma già attraversato da esperienze alpinistiche intense, dalle solitarie sulla Presolana e sul Pizzo Badile alla spedizione in Patagonia con il CAI Eagle Team.

    La conversazione parte dall’alpinismo in solitaria: non come ricerca dell’estremo, ma come percorso di curiosità, conoscenza di sé e confronto con la paura. Dario racconta la solitudine della parete, il bivacco invernale vissuto come un momento di pace e la scelta, arrivata a un certo punto, di mettere in pausa le solitarie quando il rischio necessario per provare le stesse emozioni iniziava a diventare troppo alto.

    Da qui il dialogo si allarga al concetto di limite, inteso come un’asticella mobile che cambia con l’esperienza, la preparazione, la maturità e le relazioni. Perché il rischio, in montagna, non riguarda mai solo chi lo assume: riguarda anche chi resta a casa, chi ama, chi aspetta, chi potrebbe essere colpito dalle conseguenze di un incidente.

    Nel corso della puntata emergono anche la responsabilità della futura professione di guida alpina, l’esperienza del soccorso vissuta in Patagonia e il tema, spesso rimosso, della possibilità della morte in montagna. Una riflessione lucida e delicata su quanto sia importante imparare a parlarne, non per togliere senso all’avventura, ma per viverla con maggiore consapevolezza.
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    34 min
  • Limite, perdita e consapevolezza con Sara Filippi Plotegher
    15 May 2026
    In questa puntata di Oltre la vetta incontriamo Sara Filippi Plotegher, artista e autrice del progetto MORS, una ricerca artistico-filosofica nata dall’esperienza del lutto e dal confronto con la morte in montagna.

    Attraverso il disegno, la scrittura e la pratica artistica, Sara esplora ciò che spesso resta difficile da dire: la paura, il limite, la perdita, l’impotenza di chi resta accanto a chi soffre. Una conversazione sul rapporto con le terre alte, sul vuoto lasciato dagli eventi traumatici e sulla possibilità di trasformare il dolore in uno spazio condiviso di domande.

    Un episodio che mette in discussione la narrazione della montagna come sola impresa o performance, per restituirle tutta la sua complessità: bellezza e rischio, entusiasmo e fragilità, paura e relazione.
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    41 min
  • Continuare a vivere la montagna dopo aver sfiorato il limite con Giovanni Montagnani
    15 Apr 2026
    La montagna è spesso raccontata come uno spazio di conquista, sfida e libertà. Ma cosa succede quando un incidente interrompe bruscamente questa relazione e costringe a ridefinire il proprio modo di stare nel mondo?

    In questa puntata di Oltre la Vetta incontriamo Giovanni Ludovico Montagnani, alpinista e autore, che racconta in prima persona l’incidente che ha cambiato radicalmente la sua vita, lasciandolo parzialmente paralizzato. Un evento che segna una frattura profonda, non solo nel corpo, ma anche nell’identità, nelle prospettive e nel rapporto con la montagna.

    Montagnani ripercorre quei momenti e il percorso che ne è seguito: il confronto con la perdita, la riabilitazione, la ridefinizione di sé. Ma soprattutto riflette su cosa significhi continuare a sentirsi parte del mondo della montagna quando le condizioni cambiano, e su come sia possibile costruire nuove forme di relazione con un ambiente che resta, allo stesso tempo, familiare e trasformato. La conversazione si allarga così al tema dell’adattamento, non solo fisico ma anche emotivo e simbolico.

    Giovanni racconta il passaggio da una dimensione in cui il corpo è strumento di esplorazione a una in cui diventa limite e, allo stesso tempo, nuovo punto di partenza. E apre una riflessione più ampia su come il mondo dell’alpinismo guardi, o fatichi a guardare, alla disabilità, alla vulnerabilità e alla possibilità di restare, comunque, dentro quella comunità. Una puntata che interroga il significato profondo dell’andare in montagna e mette al centro una domanda essenziale: cosa resta quando non possiamo più fare quello che definiva chi eravamo?
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    27 min
  • Raccontare la montagna senza nascondere il rischio con Emanuele Andreozzi
    15 Mar 2026
    La montagna è un luogo di libertà e passione, ma anche uno spazio in cui il confronto con il rischio e con la morte fa parte della realtà di chi la frequenta a lungo.

    In questa puntata di Oltre la Vetta incontriamo l’alpinista Emanuele Andreozzi, noto per il suo stile rigoroso e per la ricerca di nuove vie su ghiaccio e terreno misto, dalle Alpi all’Himalaya.

    Con lui affrontiamo un tema che raramente trova spazio nei racconti di montagna: la perdita dei compagni di cordata e il peso che queste esperienze lasciano nel tempo. Andreozzi racconta come, nel corso degli anni, abbia visto morire molti amici e conoscenti legati al mondo dell’alpinismo. Un’esperienza che segna profondamente chi rimane e che rende impossibile ignorare il lato più duro di questa passione.

    La consapevolezza del rischio cambia con il tempo, con l’esperienza e con le perdite accumulate, ma non diventa mai qualcosa a cui ci si abitua davvero: ogni lutto resta difficile da affrontare.

    La conversazione si allarga poi al modo in cui oggi viene raccontata la montagna. Secondo Andreozzi, negli ultimi anni si è passati da una narrazione eroica dell’alpinismo a un racconto che spesso tende a nascondere le difficoltà e i pericoli, come se tutto dovesse apparire facile e controllabile. Per questo invita a un approccio più onesto: non drammatizzare, ma nemmeno omettere la fatica, l’incertezza e i momenti in cui le cose possono andare male
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    37 min
  • Arrampicare per tutta la vita: rischio, responsabilità e passione. Una conversazione con Rolando Larcher
    15 Feb 2026
    Arrampicare per quarant’anni significa attraversare cambiamenti profondi: nello sport, nel corpo, nel modo di stare in montagna e nel modo di pensare il rischio. In questa puntata di Oltre la vetta parliamo con Rolando Larcher, protagonista dell’arrampicata moderna, di incidenti sfiorati, paura, responsabilità verso sé stessi e verso gli altri, genitorialità, perdita di amici e del modo in cui i social e le immagini estreme stanno cambiando la narrazione degli sport di montagna. Una conversazione onesta su limiti, consapevolezza e su cosa significa continuare a salire senza smettere di ascoltare i segnali.
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    32 min
  • Raccontare la montagna senza rimuovere l’ombra con Enrico Camanni
    15 Jan 2026
    In questa puntata di Oltre la vetta il dialogo è con Enrico Camanni, giornalista, scrittore e una voce autorevole nel racconto contemporaneo della montagna.

    A partire dalla sua lunga esperienza di narrazione alpina, Camanni ci accompagna in una riflessione profonda su come la montagna venga raccontata: l’epica delle imprese, il mito dell’eroe, il bisogno di successo e visibilità, ma anche ciò che spesso resta fuori campo - la perdita, il lutto, il silenzio che segue un incidente, la difficoltà di trovare parole adeguate.

    La conversazione attraversa il tema della responsabilità del racconto, soprattutto quando la montagna entra nello spazio pubblico e mediatico: che ruolo hanno giornalisti, scrittori e istituzioni nel costruire un immaginario più onesto? È possibile parlare di morte in montagna senza sensazionalismo, senza rimozione, senza retorica?

    Una puntata che invita a rallentare lo sguardo, a riconoscere la complessità dell’esperienza alpina e a interrogarsi su quale linguaggio serva oggi per tenere insieme bellezza, rischio, memoria e umanità. Perché raccontare la montagna significa anche imparare a nominare ciò che fa più paura.
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    44 min