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Marchio Italiano

Marchio Italiano

By: Lukaos Production - Hypercast
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Marchio Italiano è il podcast che racconta le storie delle imprese e dei marchi che hanno fatto l'Italia: Ferrari, Vespa, Barilla, Borsalino, Bialetti, Olivetti e decine di altri. Ogni puntata è un'inchiesta narrata: la scintilla del fondatore, gli anni difficili, la svolta che ha trasformato un'officina, una bottega o un'idea in un nome conosciuto nel mondo. Non celebrazioni, ma storie vere di intuizioni, errori, famiglie, rivalità e rinascite, raccontate con il ritmo di un romanzo e la precisione della cronaca. Nuove puntate ogni lunedì, mercoledì e venerdì.© 2026 Lukaos Production – Marchio Italiano. Tutti i diritti riservati. Economics Leadership Management & Leadership
Episodes
  • Seat Pagine Gialle — I Miliardi Bruciati
    22 Oct 2026
    Nel primo semestre del 2000 SEAT Pagine Gialle valeva in Borsa circa 23 miliardi di euro. Il 5 febbraio 2013 ne valeva poco più di 17 milioni. In mezzo non c'è un prodotto sbagliato né un mercato scomparso: nel 2003, con internet già diffuso, la società fatturava ancora 1,45 miliardi di euro con 602 milioni di margine operativo lordo. In mezzo ci sono due leveraged buyout e una politica di maxi dividendi pagati a debito. In questo episodio ripercorriamo tutta la storia. La nascita a Torino il 23 maggio 1925, in via Saluzzo, con centomila lire di capitale e due soci: la SIP e la società Giani. Il primo elenco telefonico del 1926, diviso in tre elenchi distinti. Il passaggio alla STET nel 1964 e gli anni in cui la società degli elenchi è una delle attività più redditizie dello Stato italiano. L'arrivo delle Pagine Gialle a metà degli anni Sessanta e il modello di business che le rende una macchina da soldi: migliaia di piccole imprese che rinnovano ogni anno il proprio riquadro pubblicitario. Poi la parte finanziaria. La privatizzazione del 1997 voluta per fare cassa e coprire i debiti dell'EFIM: il 61% va al veicolo Ottobi per 1.643 miliardi di lire, circa 850 milioni di euro, pagati in gran parte con debito bancario. Nel 1998 SEAT incorpora la propria controllante e si ritrova quel debito in bilancio. Nel 1999 il primo maxi dividendo da 2.038 miliardi di lire. Nel marzo 2000 l'accordo con Telecom Italia per la fusione con Tin.it, il picco di 23 miliardi di capitalizzazione e i 6,7 miliardi di euro in contanti messi sul tavolo dal gruppo telefonico. Nella seconda parte la bolla e il buyout del 2003 — 61,5% ceduto a 0,598 euro per azione su un enterprise value di 5,65 miliardi, la prima parte di quello che la stampa dell'epoca definì il più grande leveraged buyout mai fatto in Europa — e la maxicedola da 3,47 miliardi dell'aprile 2004. Nella terza parte il conto: i 200 milioni di interessi pagati ogni anno dal 2004 al 2010, il bond Lighthouse, il default tecnico del novembre 2011, il concordato preventivo del 4 febbraio 2013, la diluizione degli azionisti allo 0,25% nel dicembre 2014, la fusione in Italiaonline del 20 giugno 2016 con mille vecchie azioni per una nuova. Con un confronto che in Italia non racconta quasi nessuno: negli stessi anni le pagine gialle americane (Idearc, R.H. Donnelley) e quelle britanniche (Yell-hibu) crollavano nello stesso identico modo, schiacciate dalla stessa combinazione di digitale e debito. E il finale che non ti aspetti: nel 2026 ci sono ancora 2,7 milioni tra famiglie e imprese che chiedono l'elenco telefonico di carta. Questo podcast fa parte di Hypercast Network — Per proposte commerciali scrivi a: r.verrengia@hypercast.studio Temi trattati: Seat Pagine Gialle, Pagine Bianche, Privatizzazione Seat 1997, Ottobi, Leveraged Buyout Italia, Buyout 2003 Seat, Bc Partners, Cvc Capital Partners, Permira, Investitori Associati. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
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    1 hr and 18 min
  • Martini e Rossi — Il Vermouth di Torino Comprato dai Cubani
    21 Oct 2026
    Nel 1993 il marchio di vermouth più venduto al mondo passa a una famiglia cubana in esilio. E la cosa che quasi nessuno dice è che l'oggetto comprato non era una fabbrica: era General Beverage, una holding con sede a Ginevra che la stessa famiglia Rossi si era data nel 1977. Il prezzo di quell'operazione non è mai stato reso pubblico da nessuna delle due parti. Questa è la storia industriale di Martini & Rossi, raccontata solo con i fatti documentati. L'azienda nasce a Torino nel luglio 1863, quando il venditore Alessandro Martini e il contabile Teofilo Sola rilevano la distilleria in cui lavoravano — la Distilleria Nazionale di Spirito di Vino all'uso di Francia, fondata il 1° luglio 1847 — e chiamano come terzo socio il liquorista ed erborista Luigi Rossi, che mette a punto la ricetta. Nel 1864 la produzione va a Pessione, frazione di Chieri, in una palazzina del Settecento affittata davanti alla stazione della linea Torino-Genova: una scelta logistica, non sentimentale. Due anni dopo la fondazione arriva la medaglia d'oro all'Esposizione di Dublino; nel 1867 partono 100 casse per New York; nel 1908, su dati ufficiali del governo italiano, Pessione è la più grande fabbrica di vermouth del mondo. Poi il Novecento. Teofilo Rossi di Montelera è sindaco di Torino dal 1909 al 1917, senatore del Regno, conte dal 1911 e ministro dell'Industria e del Commercio fra il 1922 e il 1923. L'azienda diventa una multinazionale prima che la parola esistesse: consociate autonome in undici città, con la miscela botanica che resta a Pessione. Nel 1929 registra il logo ball & bar; dal 1936 al 1964 produce i Grandi Concerti Radiofonici con l'orchestra dell'EIAR; fra il 1948 e il 1965 apre nove Terrazze Martini in nove città. Nell'aprile 1968 nascono i primi adesivi Martini su un'auto da corsa, in cambio di qualche tuta: diventeranno la livrea più famosa del motorsport, con tre vittorie alla 24 Ore di Le Mans. Nel 1973 il manager Luigi Rossi di Montelera viene rapito a Torino e tenuto 120 giorni nel bunker di una cascina a Treviglio. E intanto il problema industriale cresce, ed è paradossale: il cocktail più famoso del mondo porta il nome del marchio e ne riduce il consumo, perché decennio dopo decennio il Martini diventa più secco. La categoria vermouth cala del 4% all'anno. Nel 1977 la famiglia riorganizza tutto sotto General Beverage, a Ginevra. Nel 1987 affida a Bacardi la distribuzione americana. Nel 1992 — secondo l'International Directory of Company Histories — accetta di vendere; nel 1993 Bacardi mette l'acquisto nella propria storia ufficiale e scrive che quell'operazione raddoppia le proprie dimensioni. Chi compra non era un conglomerato anonimo: era un'altra famiglia, che il 14 ottobre 1960 si era vista confiscare a Cuba tutto, 76 milioni di dollari di attivi, a poche settimane dal proprio centenario — e che si era salvata perché nel marzo 1957 aveva portato i propri marchi alle Bahamas. Dopo la vendita il gruppo è guidato per tredici anni da un Rossi di Montelera. Nel 2018, secondo l'azienda, il 95% della produzione era tornato a Pessione, dove oggi si imbottiglia anche il rum Bacardí destinato all'Europa. E la bottiglia del 2025 è ispirata ai portici di Torino. 🎧 Marchio Italiano è anche un podcast: ogni nuova puntata esce lo stesso giorno su Spotify, Apple Podcasts, Amazon Music e su tutte le principali piattaforme.▶ Spotify: https://open.spotify.com/show/7AZ6BUG0Vlrr8SOzSalskF▶ Apple Podcasts: https://podcasts.apple.com/it/podcast/marchio-italiano/id6813547050▶ Amazon Music: https://music.amazon.it/podcasts/0db5cb7a-9dd7-4bb7-a8ee-9a7124af494c/marchio-italiano Questo podcast fa parte di Hypercast Network — Per proposte commerciali scrivi a: r.verrengia@hypercast.studio Temi trattati: Martini, Bacardi, General Beverage, Vermouth di Torino, Storia del Vermouth, Luigi Rossi, Rossi di Montelera, Pessione, Chieri, Asti Spumante. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
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    1 hr and 29 min
  • Aprilia — Da una Bicicletta a 54 Mondiali
    20 Oct 2026
    Cinquantaquattro titoli mondiali. È il numero che l'Aprilia si porta scritto addosso, ed è il numero che fa di lei uno dei marchi più vincenti della storia del motociclismo. Ma la famiglia che li ha vinti, oggi, non possiede più nemmeno un'azione. E tutto comincia in una fabbrica di biciclette, in un paese del Veneto, con una dozzina di operai. Prima di tutto apriamo quel numero, perché i totali vanno guardati dentro: 38 titoli arrivano dal Motomondiale, 7 dal mondiale Superbike, 9 dalle discipline fuoristrada fra supermoto e trial. E dentro i 38 del Motomondiale i titoli piloti — quelli con un nome e un casco dentro — sono 19: dieci nella classe 125 e nove nella classe 250. Diciannove campioni del mondo fatti in casa, a Noale. In questo episodio ripercorriamo tutta la storia dell'Aprilia. Il Cavalier Alberto Beggio che nel dopoguerra apre a Noale una fabbrica di biciclette e le dà il nome di un'automobile che lo aveva affascinato, la Lancia Aprilia del 1937. Il figlio Ivano, ventiquattro anni, che nel 1968 prende in mano l'azienda e costruisce subito un cinquantino oro e azzurro in un mercato dove tutto era rosso o argento. Lo Scarabeo del 1970, il cross, la prima moto da competizione del 1975 con un budget di sei milioni di lire, la produzione che passa da 150 a 12.000 ciclomotori l'anno in dieci anni. L'accordo con Rotax del 1985, il debutto nel Motomondiale contro i giapponesi e la prima vittoria di sempre, il 30 agosto 1987 a Misano con Loris Reggiani. Fino al primo titolo mondiale del 1992 con Alessandro Gramigni. Nella seconda parte, il trampolino. Max Biaggi campione della 250 nel 1994, 1995 e 1996. Valentino Rossi che vince su Aprilia i primi due mondiali della sua vita, la 125 nel 1997 e la 250 nel 1999. Loris Capirossi, Marco Melandri, Manuel Poggiali, Álvaro Bautista, Jorge Lorenzo, Gábor Talmácsi, Julián Simón, Nicolás Terol. Gli scooter che pagavano le corse — l'Amico, lo Scarabeo, il Ditech — la Motò 6.5 disegnata da Philippe Starck ed esposta al MoMA, il nuovo stabilimento di Scorzè del 1996, la RSV Mille del 1998 e il debutto in Superbike. E poi la scelta più costosa di tutte: il 14 aprile 2000 l'Aprilia compra la Moto Guzzi per un prezzo equivalente a 132 miliardi di lire, debiti compresi, e nello stesso anno anche la Laverda. Nella terza parte, il conto. La RS Cube tre cilindri con motore Cosworth, il motore più potente della griglia su una moto difficilissima da guidare. L'arrivo del risanatore Gigi Teresio Gaudio e il conflitto con Ivano Beggio: crisi congiunturale o crisi strutturale? Il crollo del mercato dei cinquantini e delle 125 due tempi, le moto spinte ai concessionari, la crisi di liquidità. Il 13 agosto 2004 l'accordo preliminare con la Piaggio di Roberto Colaninno — 50 milioni di aumento di capitale, 110 milioni di crediti bancari convertiti, 70 milioni di linee ristrutturate, 100 milioni di prestito obbligazionario — e il closing del 30 dicembre 2004. Poi la seconda vita, che in pista è la più vincente di tutte: la RSV4 del 2009, Max Biaggi campione Superbike nel 2010 e nel 2012, i titoli costruttori del 2013 e la doppietta del 2014 con Sylvain Guintoli. Il ritorno in MotoGP, la prima vittoria del 3 aprile 2022 a Termas de Río Hondo con Aleix Espargaró al suo 200° Gran Premio, e la stagione 2026 con Marco Bezzecchi e Jorge Martín. Questo podcast fa parte di Hypercast Network — Per proposte commerciali scrivi a: r.verrengia@hypercast.studio Temi trattati: Aprilia, Ivano Beggio, Alberto Beggio, Rsv4, Rsv Mille, Motomondiale 125, Motomondiale 250, Loris Capirossi, Jorge Lorenzo, Alessandro Gramigni. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
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    1 hr and 18 min
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